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8 marzo 2017

8 marzo - Donne, diamo i numeri? Studio e lavoro, quanto «conta» l'altra metà dell'Italia

R.San.

Istruzione & formazione: donne più brave a scuola e all'Università...

Le donne italiane ottengono risultati più brillanti lungo tutto il percorso formativo e in quasi tutti gli indirizzi di studio rispetto ai colleghi maschi e questo succede già alla scuola media inferiore: all'esame il 38% delle ragazze contro il 29% dei ragazzi ottiene 9 (su 10) o più.
Alle superori, il voto medio di diploma è 78,3/100 per le ragazze contro 75,2 dei ragazzi.

Le studentesse si applicano di più - il 39% dedica allo studio e ai compiti a casa più di 15 ore settimanali contro il 16% dei maschi e fanno più esperienze internazionali: il 41% contro il 28%.

Il 20% delle ragazze svolge attività di volontariato, contro il 14% dei ragazzi.

Il 75% delle ragazze prosegue gli studi contro il 61% dei ragazzi, soprattutto all'Università dove tra i laureati del 2015, dove è nettamente più elevata la presenza della componente femminile (60%), la quota delle donne che si laureano è del 48% contro il 44% degli uomini e il voto medio di laurea 103,2 su 110 per le prime e a 101,1 per i secondi.

Le donne hanno svolto più tirocini e stage riconosciuti dal proprio corso di laurea, il 59% contro il 51% dei maschi.

Le laureate provengono in misura maggiore da contesti famigliari meno favoriti: il 26% delle donne ha almeno un genitore laureato contro il 32% dei maschi. Il 20% delle donne proviene da una famiglia di estrazione economica elevata contro il 24% dei maschi. Tra le donne, più brave ma provenienti da contesti famigliari più svantaggiati, risulta quindi maggiore la percentuale di chi ha usufruito di borse di studio: il 24% contro il 19% dei maschi. (Fonte: Rapporto AlmaDiploma 2016) .

... ma subito penalizzate sul mercato del lavoro
Tra i laureati magistrali, a cinque anni dal conseguimento del titolo lavorano 80 donne e 90 uomini su cento e può contare su un posto sicuro, infatti, il 78% degli occupati e il 67% delle occupate. Ha un contratto a tempo indeterminato il 48% delle donne rispetto al 58% degli uomini. Dal punto di vista retributivo: tra i laureati magistrali che a cinque anni lavorano a tempo pieno emerge che il differenziale è pari al 20% a favore dei maschi: 1.624 euro contro 1.354 euro delle colleghe. A parità di ogni altra condizione, gli uomini guadagnano in media 168 euro netti mensili più delle donne. E il titolo di laurea è efficace per lavorare più per gli uomini che per le donne: rispettivamente l'88,5% contro l'82,5%.

Il differenziale occupazionale a cinque anni dalla laurea sale addirittura a 28 punti percentuali tra quanti hanno figli: il tasso di occupazione di coloro che non lavoravano già prima della laurea è l'88% tra gli uomini, contro il 60% delle laureate. Anche nel confronto tra laureate, chi ha figli risulta penalizzata: a cinque anni dal titolo lavora il 79% delle laureate senza prole e il 60% di quelle con figli: un differenziale di 19 punti percentuali. (Fonte: Rapporto AlmaLaurea sulla sulla condizione occupazionale dei laureati 2016)).

Retribuzione e carriera: il divario si sente
In Italia le studentesse universitarie hanno meno probabilità rispetto ai colleghi maschi di scegliere un'area di studio con un elevato potenziale retributivo (13% contro i. 24%), di avere un mentore (17% vs. 24%) o di ambire a posizioni di alta dirigenza (35% contro. 43%). Inoltre, le giovani donne dimostrano minore prontezza nell'adottare le nuove tecnologie (49% contro 59%) e minore partecipazione a corsi di programmazione e informatica (77% contro 82%).

A livello mondiale, per ogni 140 dollari guadagnati da un uomo, una donna ne guadagna mediamente 100. Lo squilibrio è aggravato dal fatto che, rispetto agli uomini, le donne hanno una probabilità di gran lunga inferiore di ottenere un lavoro retribuito (50% vs. 76%). Ciò contribuisce a un "divario retributivo nascosto" che aumenta le disuguaglianze economiche tra i sessi: la ricerca rivela che ogni 100 dollari guadagnati da una donna ne corrispondono 258 ottenuti da un uomo. In Italia, per ogni 100 dollari guadagnati da una donna un uomo ne guadagna mediamente 131. Considerando il al "divario retributivo nascosto": per ogni 100 dollari guadagnati da una donna un uomo ne porta a casa mediamente 192 dollari. Però in In Italia il divario retributivo risulta inferiore rispetto a Inghilterra (131 contro 161), Francia (131 contro 135), Germania (131 contro 160). (Fonte: Accenture, studio "Getting to Equal 2017)

... ma sul gap salariale siamo tra i "virtuosi" in Europa
L'Italia è ultima nell'Unione europea per donne manager (e per retribuzioni delle dirigenti) ma, in generale, sul gap salariale tra i due generi è il Paese più "virtuoso", insieme al Lussemburgo . Il divario medio tra il salario per ora lavorata tra uomini e donne riferito al 2015 è del 16,3% ma in Italia e in Lussemburgo si ferma al 5,5%. Le le donne guadagnano in media 83,7 centesimi per ogni euro lordo guadagnato dagli uomini per ora lavorata. Il divario salariale tra uomini e donne più alto è in Estonia (26,9%) ma supera il 20% anche in Germania (22%) e nel Regno Unito (20,8%).In Italia il divario nella busta paga tra uomini e donne è del 2,9% nel pubblico e del 19% nel privato.

Donne molto occupate, ma non per lavoro: nella Ue siamo penultimi

Con un tasso di attività femminile fermo al 55% l'Italia si colloca all'ultimo posto nella graduatoria dei Paesi europei. Al primo posto c'è la Svezia (80,5%.) In Germania il tasso di attività femminile (ovvero la somma delle donne occupate e di quelle che cercano lavoro) arriva al 73,5%, nel Regno Unito al 72,2%, in Spagna al 69,2%, in Francia al 67,6% e la media europea si attesta al 67,3%.

Il tasso di occupazione femminile in Italia è pari al 48%, migliore solo di quello della Grecia (43,4%) ma lontanissimo dal primo Paese, la Svezia (74,9%) e dalla media europea (61,2%). La differenza tra il tasso di occupazione tra uomini e donne è di 18,4 punti percentuali. E non c'è solo un gender gap: nelle regioni del Centro-Nord tutti i dati riferiti al mercato del lavoro non sono distanti da quelli dei Paesi europei più avanzati, mentre al Sud la disoccupazione femminile è al 21,7%, le donne attive arrivano appena al 40,6% e il tasso di occupazione è solo del 31,7%.

In Italia sono 3.105.000 le donne che hanno un lavoro a tempo parziale, pari al 32,6% delle occupate. Ma per 1.817.000 di loro (il 58,5%) si tratta di un part time involontario, che hanno dovuto accettare per la mancanza di offerte di lavoro a tempo pieno. Dal 2008 a oggi le donne che hanno scelto liberamente il part time sono diminuite del 20,9%, mentre il part time involontario ha registrato un incremento del 91,6%. È una situazione che ci differenzia dagli altri grandi Paesi europei: siamo al terz'ultimo posto in Europa, seguiti solo da Cipro e Grecia.

In una giornata media, la durata del lavoro retribuito nel caso degli uomini è di 4 ore e 39 minuti, corrispondenti al 19,4% del tempo totale disponibile, mentre per le donne è di 2 ore e 23 minuti, pari al 9,9%.Gli uomini hanno più tempo libero: il 19,9% della giornata, il 16,1% per le donne. Mentre al lavoro familiare ogni donna dedica una media di 5 ore e 13 minuti al giorno, cioè il triplo degli uomini (solo 1 ora e 50 minuti). Sommando il tempo dedicato al lavoro a quello preso dalle attività familiari, le donne sono impegnate per una media di 7 ore e 36, gli uomini invece 6 ore e 29 minuti degli uomini. (Fonte: indagine Censis per l' 8 marzo)

Solo in un posto di dirigente su 4 c'è una donna

Sono oltre 9,5 milioni le donne occupate in Italia e rappresentano il 41,7% sul totale, al terzo trimestre 2016. Ma le donne dirigenti sono un rarità: poco più di una carica dirigenziale su quattro appartiene ad una donna. La percentuale più alta di donne occupate é in Trentino Alto Adige e Valle d'Aosta, dove rappresentano rispettivamente il 45,1% e il 45,5% degli occupati. La più bassa in Campania e Sicilia (35%) e in Calabria (36,3%). In Lombardia è del 42,6%, ma era il 43,2% nel 2015, con 1,8 milioni di donne al lavoro.

E se tutte le donne in Italia incrociassero le braccia? Andrebbero in fumo 2 miliardi di euro, senza considerare i lavoro di casa e di cura dei figli (Fonte: elaborazioni della Camera di commercio di Monza e Brianza su dati Istat e Registro imprese).

Nel 2016 quasi 10mila imprese femminili in più

Sono un milione e 321.862 le imprese che hanno una donna alla guida, ovvero il 21,8% del totale. Per il 70% queste attività si concentrano in cinque settori produttivi (commercio, agricoltura, servizi di alloggio e ristorazione, altre attività dei servizi e manifattura). In alcuni ambiti produttivi l'incidenza delel imprenditrici è assai più rilevante. Nei servizi, le imprese femminili (circa 120mila) sono oltre la metà delle attività del settore, in particolare nei servizi alla persona. Le 15.200 della sanità (soprattutto assistenza sociale residenziale e non residenziale) rappresentano invece circa il 38% del totale. Nel settore del noleggio, agenzie di viaggio e servizi di supporto alle imprese, le 50mila aziende guidate da donne sono il 26% Invece le 97mila imprese femminili del settore manifatturiero rappresentano meno del 17% del totale, tranne in alcuni segmenti fortemente legati al made in Italy come l' abbigliamento, dove le imprese di donnei sono il 43%, il tessile (quasi il 30%) e nella fabbricazione di articoli in pelle (25%) (Fonte:Osservatorio per l'imprenditorialità femminile di Unioncamere)

Libri - «La conciliazione tra tempi di vita e lavoro» - Alessandra Servidori, Università di Modena e Reggio

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