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6 febbraio 2017

La pazienza di Job - «Chiedimi se sono felice»: e se il robot fosse dispiaciuto di portarci via il lavoro?


Umberto Rapetto -
Generale GdF (r) - già comandante del GAT Nucleo Speciale Frodi Telematiche, CEO @ HKAO Human Knowledge As Opportunity srl .Insegna "Rischio cibernetico per le imprese" nel Master di Criminologia e Cyber Security all'Università di Roma Tor Vergata


I robot sono pronti a prendere il nostro posto, a spodestarci dalla scrivania, a eliminarci dal mondo del lavoro.
Verissimo. Ma qualcuno si è mai chiesto come si sentano in questa situazione ad alta tensione emozionale?
Secondo voi è facile e indolore per un automa emotivamente sensibile affrontare simili intrusioni nel vivere quotidiano di noi umani? Il silicio è pur sempre un minerale, ma questo non vuol dire per gli androidi avere un cuore di pietra…
Umberto RapettoLe condizioni apprensive non sono, quindi, una prerogativa assoluta dei lavoratori che vedono cigolare la propria sedia o vacillare l'occupazione ottenuta con impegno e sacrificio. Anche chi si li va a sostituire vive con ansia questo fatidico passaggio.
Ho trovato particolarmente interessante l'articolo "The Robot Are Anxious About Taking Your Job" scritto da Alexandra Ossola, una bravissima freelance nel giornalismo scientifico, firma autorevole di quotidiani e periodici, il cui cognome tradisce un'origine italiana e ci fa pensare a quanti cervelli abbiamo perso da qualche generazione.
Alex racconta la storia di Joanne Pransky, l'autoproclamata prima psichiatra per robot al mondo, e delle sue tante diagnosi in cui sono emerse patologie ben diverse da un guasto alle batterie, un transistor bruciato o qualcosa che – di romanticamente simile – saremmo portati ad immaginare parlando di "macchine elettroniche" di uso comune. L'esito delle visite di questo particolare genere di pazienti è il più bizzarro e include disordini della personalità probabilmente derivati dalla possibilità che i robot siano chiamati a interpretare differenti ruoli in ragione delle specifiche esigenze di chi se ne serve.
Joanne PranskyLa signora Pransky, in realtà, non ha titoli per esercitare la professione medica in un così delicato settore, o almeno non ha diplomi o lauree per poterlo fare con gli esseri umani. E' un personaggio particolare: ispirata da Isaac Asimov, prolifico narratore del futuro, questa donna è particolarmente intraprendente e sembra non trascurare nessun dettaglio.
Il suo sito web è "robot.md", che commercialmente suona come lo specialista sanitario per automi. Quel top level domain (tld per gli addetti ai lavori, suffisso identificativo geografico per i normali utenti), che in realtà riconduce ad un nome a dominio moldavo, si presenta apparentemente come la sigla che contraddistingue il "medical doctor" o "medicinae doctor".
Chapeau.
Proprio il suo mentore, in un evento congressuale, l'ha presentata come la "Susan Calvin in carne ed ossa" facendo riferimento alla robopsicologa del suo libro "iRobot" che nel conseguente film era stata interpretata da Bridget Moynahan. Lei, da parte sua, si reputa Ambasciatrice dell'Industria Robotica e in tale veste assolverebbe la delicata missione di facilitare l'integrazione dei robot nella vita di tutti i giorni, superando il naturale gap tra la vita reale e la finzione fantascientifica.
Sembra che il settore sia destinato a riservare grandi prospettive e, magari dopo aver visto il canale Youtube il "Robotic Psychiatrist's Channel", chi ha completato un determinato percorso formativo può pensare di indirizzare la propria preparazione per supportare psicologicamente le attrezzature di una catena di montaggio o qualche dispenser interattivo di bibite.
Già immagino, poggiato sul classico lettino, un irrequieto Roomba sottoposto a terapia dopo aver gironzolato insonne per casa in orari improponibili. Il pensiero della colf rimasta senza lavoro pesa come un macigno.
E poi c'è lo stress. E' una tragedia che conosciamo anche noi umani. Ne diamo prova tutte le volte che ci lasciamo scappare quel "ogni tanto bisogna staccare la spina" che costituisce il fil rouge che ci lega ai robot…

Robot Crisis Hotline: Call from Distressed Robot at Trump Tower - YouTube

@Umberto_Rapetto


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