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Foto: Armando Rotoletti5 dicembre 2012

Dall'Italia a Londra - Diana Cetara: con la sua impresa no profit connette studenti europei e nuove start up

Cristina Tagliabue

Soffrire senza lamentarsi è l'unica lezione da imparare in questa vita. Lo ripeteva sempre quel geniaccio di Van Gogh. E tuttavia, sembra che da lui le nuove generazioni abbiano ereditato sì il pessimismo, ma nessun'altra lezione di umiltà. Infatti questi giovani che affrontano su un futuro senza certezze, si lamentano. Eccome. D'altronde, come biasimarli.

Sempre più, appena terminati gli studi, neolaureati o neodiplomati che siano, i ventenni sono consapevoli della difficoltà all'ingresso nel mondo del lavoro. E oltre ad un percorso da dipendente ventilano l'idea di creare un'impresa personale.

Piccola o grande che sia la sfida, per chi decide di intraprendere gli strumenti si stanno moltiplicando. Oltre alla recente normativa dedicata alle start up e ai concorsi delle Camere di commercio sempre più abbordabili, in termini di job search ci sono ottime possibilità di trovare collaboratori neolaureati in tutta Europa. Volenterosi di fare un'esperienza motivante purché sia di contributo reale allo sviluppo dell'impresa.

Già. Una volta storie come queste eran tutte straniere. Esempi da copiare ed importare, magari, che oggi, grazie alla Comunità Europea, permettono un dialogo diretto con le agenzie del cosiddetto work placement.

Foto: Armando RotolettiSono gli aspetti positivi di un mercato della formazione sempre più internazionale. Nello specifico, miracoli di persone che gestiscono fondi destinati al Progetto "mobilità" Leonardo da Vinci. Perché se la mission di Leonardo è offrire ai neolaureati esperienze di studio e lavoro presso aziende qualificate - e se, di norma, questi fondi sono gestiti da Università che hanno spesso accordi con aziende di medio-grande dimensione, e sistemano gli studenti con i cosiddetti stage "da fotocopiatrice" - c'è invece chi lavora con piccole realtà locali che hanno bisogno di collaboratori, energia ed inventiva, che permettano di migliorare davvero il mondo.

In Gran Bretagna, prima fra tutte per premi e riconoscimenti, opera la United Eurobridge.
È un grande collettore di energie, curricula e al tempo stesso un'azienda – unica non profit inglese in questo campo – che si occupa di recruiting internazionale. Unisce e mette in relazione risorse con progetti e distribuisce personale qualificato per stage remunerati in progetti europei.

La titolare dell'impresa è un'energica italiana con un quartier generale molto femminile: una casa-ufficio nel centro di Londra, a South Kensington.
Tre figli grandi e cinque collaboratori full time, Diana Cetara ha trovato la sua dimensione nella patria di Virginia Wolf. «Sono arrivata qui a 22 anni – racconta nel suo ufficio, circondata da mille supellettili, piantine e bon bon – dopo aver studiato cultura cinese all'Università di Cà Foscari, Venezia. Erano gli anni Settanta, tutta l'Europa pullulava di cambiamento. Ma appena ho messo piede a Londra ho capito che la mia esistenza avrebbe preso finalmente una forma compiuta».

Diana nella vita ha fatto parecchi mestieri, e sostentato famiglia e figli. Ultimo incarico, prima di aprire questa realtà che collabora così intensamente con la Comunità Europea, è stato dirigere il Dipartimento di Informatica dell'Università di Nottingham.

«Un ruolo importante, che però si era trasformato in sola burocrazia – spiega -. Non mi spiaceva essere manager e gestire budget, e persone. Ma essere solo quello no. A quel punto, forse, avrei potuto fare lo stesso in Italia, con la ditta di famiglia. Avevo scelto l'Università per il contatto con gli studenti, per la gioia di scambiare esperienze con i collaboratori. Volevo tornare a una dimensione umana della professione».

Nel 2003, dunque, Diana decide di darci letteralmente un taglio, e di ricominciare da zero. Una pausa di riflessione, qualche anno dedicato a se stessa, e poi «ho capito, grazie ad un collega che lavorava alla Comunità Europea, che avrei potuto fare molto per lo sviluppo di progetti. Avrei potuto mettere in relazione, rispondendo a bandi specifici, persone, aziende, e professionalità. Il progetto Leonardo con il quale agiamo è uno strumento complesso ma permette di realizzare sogni. E remunerare attività e studenti senza che le aziende debbano occuparsi di tutto l'iter».

Da otto anni Diana Cetara ha sviluppato una quarantina di progetti e collaborato con l'italianissima Slow Food, la greca Arcipelagos. Ma non solo ha supportato aziende. Ha anche contribuito a sviluppare attività "ex novo".

E' così che ha preso forma il progetto inglese di Full of Life. Nato da un'idea di Sue Redmond per aiutare i piccoli disabili come la sua bimba, Full of Life è innanzitutto un luogo magico: una casa di legno dentro un bosco, nel pieno centro di Londra. Poi, è un posto dove i genitori si fanno carico di imparare gli strumenti più innovativi per migliorare la comunicazione con i figli disabili. E poi, un luogo dove i bambini imparano a comunicare: in questo senso, molto hanno fatto i touchscreen, sia in versione pad, sia in versione lavagna. Nel centro della scuola ce ne sono parecchi. Molti donati personalmente dalla stessa Diana, che, credendo in Full of Life, ha offerto una consulenza operativa alla non profit, e costruito l'architettura di finanziamento dell'attività.

Per questo United Eurobridge può aprire prospettive e universi. Riesce anche a reperire personale qualificato laddove gli strumenti di recruiting classici sono spesso imprecisi, spersonalizzanti e non "dedicati". Remunerando studenti e apprendisti direttamente con i fondi europei.

Ma non è finita. Per le realtà già esistenti e operanti in Europa, United Eurobridge offre sia consulenze toutcourt, sia in ambito di business recovery. Ovvero, la possibilità di ampliare le aree di miglioramento dell'attività, e aiutare imprese in momenti di difficoltà fornendo personale dedicato in modo gratuito.

Una sorta di business angel che, per un determinato periodo di tempo, accompagna l'azienda nella delicatezza di frangenti difficili. Oppure, semplicemente, offre personale per progetti che non sopravvivrebbero.

Un esempio per tutti èArchipelagos. Una vera e propria istituzione per la protezione della biodiversità: attiva dal '98, aiuta la conservazione delle acque greche ed è guidata dalla giovanissima, e coraggiosissima, Anastasia Miliou. Una ragazza che appena compiuti i 23 anni, con una laurea in tasca, ha levato l'ancora e iniziato a trascorrere mesi interi per mare. "Con il supporto di Università italiane e greche, e il supporto di Diana che ogni anno individua giovani professionisti alla ricerca di un'esperienza diversa, per vivere il mare, la nostra organizzazione ha l'obiettivo di preservare l'habitat marittimo della Grecia. Lo facciamo monitorando la presenza di pescherecci illegali (quasi sempre sono multinazionali che violano le regole dell'Egeo) e valutando l'impatto inquinante di sostanze nell'acqua. Parliamo anche molto con i pescatori locali – continua Anastasia -. È importante non essere visti come coloro che arrivano e fanno lezione. Vogliamo anzi collaborare per far sì che nasca, e cresca, una cultura condivisa di rispetto dei mari".

Non è un mestiere semplice quello di lavorare per acqua. Non si guadagna tanto. Ci si paga le spese. Poi si è sempre in viaggio. All'inizio può sembrare avventuroso. Dopo tanti mesi, mah. Anastasia è una sorta di missionaria della natura. Dice: "mi bastano vitto e alloggio, e fare il mestiere che amo. Per me la vita è questo. Assaporare la libertà ed essere parte di un progetto non profit, che vuole migliorare il mondo".

Lo stesso si potrebbe dire di Diana. Che nonostante una vita complessa, anche dal punto di vista della salute, e anche dal punto di vista sentimentale, ripete sempre il motto "arrendersi, mai". Business Angel europeo, ha creato una piattaforma, unica, dalla quale nasceranno e cresceranno, non solo fiori.

Le foto di Diana Cetara sono di Armando Rotoletti

VIDEO- Participation at Archipelagos-YouTube


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