Il mercato del lavoro diventa sempre più social. Secondo il Jobvite 2012 Social Recruiting Survey, le realtà di aggregazione virtuale stanno guadagnandosi un ruolo ogni giorno più incisivo per chi cerca e chi offre opportunità di impiego.
Le aziende – grazie alla ramificazione dei social media – possono "intercettare" candidature che altrimenti non sarebbe possibile rilevare e l'incrocio domanda/offerta arriva a soddisfare anche le imprese di minori dimensioni che vanno a caccia di personale specializzato che un tempo era davvero difficile individuare persino per i colossi del business.
L'incremento della presenza di profili professionali ha progressivamente il web come piattaforma fondamentale per chi vuole assumere dopo una scelta ponderata a fronte di una vasta gamma di soggetti potenzialmente appetibili per una specifica funzione.
Ad aiutare le imprese sono anche intervenuti una serie di software di tracciamento che permettono di pre-selezionare i profili di interesse setacciando Internet alla ricerca di curriculum contenenti requisiti corrispondenti alle esigenze del committente.
Il Survey di Jobvite rivela che il 93% delle aziende-campione utilizza o ha pianificato di adoperare i social media per il reclutamento delle risorse umane necessarie. Se si pensa che solo un anno prima la soglia era quella di un già soddisfacente 83%, è facile capire che la prospettiva che si profila delinea Internet come habitat del job searching.
Anche le assunzioni derivanti dal canale social media hanno raggiunto una quota importante (73%), a significare che attraverso il web non ci si guarda solo attorno ma si arriva davvero a concludere.
L'80% dei datori di lavoro ha manifestato positive interesse ai candidati che risultano iscritti o affiliati ad organizzazioni professionali e al contempo la ricerca ha evidenziato che per il 66% del campione fa buona impressione il candidato che si dichiara impegnato in attività di volontariato.
Il web ovviamente permette di "radiografare" il candidato e una navigazione attenta sui social network consente di ottenere informazioni che normalmente non sono incluse nei cv. E così il 67% delle imprese guarda con terrore gli aspiranti lavoratori che non lesinano a proposito di post a sfondo sessuale.
Se i problemi di etilismo preoccupano il 47% delle aziende, ben il 54% non tollera chi fa errori grammaticali o di sintassi. D'altronde la sbornia passa, l'ignoranza no.
umberto@rapetto.it
JobTalk - Hr center - Perchè inviare un CV sgrammaticato è come presentarsi a un colloquio con le infradito
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