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19 agosto 2012

Social recruiting - Occhio ai contenuti: volontariato e associazionismo professionale piacciono ai selezionatori. Gli errori di grammatica no

Umberto Rapetto

Il mercato del lavoro diventa sempre più social. Secondo il Jobvite 2012 Social Recruiting Survey, le realtà di aggregazione virtuale stanno guadagnandosi un ruolo ogni giorno più incisivo per chi cerca e chi offre opportunità di impiego.

Le aziende – grazie alla ramificazione dei social media – possono "intercettare" candidature che altrimenti non sarebbe possibile rilevare e l'incrocio domanda/offerta arriva a soddisfare anche le imprese di minori dimensioni che vanno a caccia di personale specializzato che un tempo era davvero difficile individuare persino per i colossi del business.

L'incremento della presenza di profili professionali ha progressivamente il web come piattaforma fondamentale per chi vuole assumere dopo una scelta ponderata a fronte di una vasta gamma di soggetti potenzialmente appetibili per una specifica funzione.

Ad aiutare le imprese sono anche intervenuti una serie di software di tracciamento che permettono di pre-selezionare i profili di interesse setacciando Internet alla ricerca di curriculum contenenti requisiti corrispondenti alle esigenze del committente.

Il Survey di Jobvite rivela che il 93% delle aziende-campione utilizza o ha pianificato di adoperare i social media per il reclutamento delle risorse umane necessarie. Se si pensa che solo un anno prima la soglia era quella di un già soddisfacente 83%, è facile capire che la prospettiva che si profila delinea Internet come habitat del job searching.

Anche le assunzioni derivanti dal canale social media hanno raggiunto una quota importante (73%), a significare che attraverso il web non ci si guarda solo attorno ma si arriva davvero a concludere.

L'80% dei datori di lavoro ha manifestato positive interesse ai candidati che risultano iscritti o affiliati ad organizzazioni professionali e al contempo la ricerca ha evidenziato che per il 66% del campione fa buona impressione il candidato che si dichiara impegnato in attività di volontariato.

Il web ovviamente permette di "radiografare" il candidato e una navigazione attenta sui social network consente di ottenere informazioni che normalmente non sono incluse nei cv. E così il 67% delle imprese guarda con terrore gli aspiranti lavoratori che non lesinano a proposito di post a sfondo sessuale.

Se i problemi di etilismo preoccupano il 47% delle aziende, ben il 54% non tollera chi fa errori grammaticali o di sintassi. D'altronde la sbornia passa, l'ignoranza no.

umberto@rapetto.it

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