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13 agosto 2012

Benvenuti in Spagna - Isaac Molina, 33 anni, licenziato da una coop di pulizie: progettava le vacanze, da un mese dorme in tenda davanti alla Camera dei deputati

Lucia Magi

Isaac sorride. Non è un sorriso leggero, il suo. È fatto piuttosto di nostalgia, di amarezza. Trentatrè anni, originario di Terragona, Catalogna, racconta che solo un anno fa sentiva di tenere la vita i pugno: aveva un piccolo «ma dignitoso» appartamento in faccia al mare di Barcellona, un lavoro in un'azienda di pulizie, una fidanzata con cui progettava di fare un bimbino. Stavano preparando le vacanze.

Invece poi, nel giro di pochi giorni, tutto precipita: la cooperativa lo licenzia, l'affitto diventa insostenibile, i piani per il futro tornano a nascondersi in fondo alla testa.

Isaac Molina è solo uno dei volti su cui si misura l'approfondirsi della crisi spagnola: la bolla immobiliare che esplode, le banche zeppe di titoli inutili e a secco di liquidità, il debito che aumenta (intorno al 70% del Pil), lo spread che supera costantemente i 500 punti.
Nel secondo trimestre dell'anno la disoccupazione è tornata al record storico per il Paese: 5.693.100 spagnoli in età da lavoro non hanno un impiego. Rappresentano il 24,63 % della popolazione attiva. "Che la disoccupazione aumenti anche in maggio su aprile è la prova inconfutabile che la recessione è tornata – scrive El País a commento dei dati dell'Instituto Nacional de Estadística diffusi a fine luglio". Nel periodo migliore per lo statico mercato del lavoro spagnolo, quello dei contratti stagionali legati al turismo, soprattutto, si sono sgretolati 15.900 posti di lavoro, mentre la popolazione attiva si è ampliata di 37 mila persone rispetto all'inizio dell'anno, si legge ancora sul quotidiano iberico.

Isaac e María abitano ora con la mamma di lui, in un piccolo paese fuori Tarragona, Montblanc. «Almeno lì la casa è nostra e non paghiamo affitto né mutuo, ringraziamo il cielo». Lo sguardo del giovane gira verso l'alto, ma subito si riabbassa per aggiungere, pratico: «La vita in un piccolo centro è meno cara che in città e io riesco a fare qualche lavoretto come elettricista o idraulico per vicini e conoscenti». Se si escludono queste modeste entrate occasionali, i tre vivono della pensione da vedova della madre, 400 euro circa da dividere in tre. Il sussidio di disoccupazione gli è durato poco, perché già prima di essere licenziato, aveva usato alcuni mesi (dei 12 di cui disponeva) per frequentare un corso di formazione per tecnico informatico.
Aveva dovuto chiudere la sua partita Iva perché non riusciva più a pagare le tasse e allora aveva pensato di cambiare vita: «mettermi a trafficare con i computer, ripararli o installarli...questo è quello che vorrei fare. L'unico lavoro che ho trovato era in quell'azienda di pulizie e l'ho accettato, ovvio. Ma non è per quello che mi sono formato. Qui anche se rinunci ai tuoi sogni, rinunci a sentirti soddisfatto del tuo lavoro...resti fregato lo stesso », ammette con amarezza.

La storia di questo ragazzone dal sorriso triste è esemplare. Insieme alla disoccupazione in Spagna cresce l'indigenza, «sempre più estesa, intensa e cronica», dice la Caritas. Il 22% delle famiglie spagnole vive al di sotto della soglia di povertà (7.800 euro all'anno), un terzo ha difficoltà serie ad arrivare a fine mese, secondo lo studio sull'esclusione e lo sviluppo sociale del 2012, realizzato dalla Fundación Foessa di Madrid. Solo Romania e Lettonia stanno peggio, in Europa. E la Spagna è di gran lunga il paese in cui il dato si è aggravato di più dal 2010. Il problema è che il 19% dei nuclei familiari ha visto rimanere senza lavoro il membro che portava a casa la busta paga più sostanziosa. La crisi insomma, sta mietendo le sue vittime.

«Non voglio un aiuto o un sussidio. Voglio lavorare, pretendo che i politici si prendano in carico la nostra situazione cercando prima di tutto di creare condizioni perché si riattivi il mercato del lavoro. Invece pensano solo a tagliare i servizi e ad aumentare le tasse. Tutto per salvare le banche. Le stesse che hanno fregato mezzo paese!», perde il suo sorriso mite e mesto, Isaac. Insieme a una decina di altri uomini e donne dell'associazione di disoccupati Adesorg ha cominciato a fine giugno uno sciopero della fame. Da più di un mese beve circa quattro litri di succo di frutta al giorno e dorme in tenda davanti alla Camera dei deputati. Le camionette della polizia e le transenne li mantengono a distanza. Lui indica il grande cartello che è appeso alle sue spalle: "Salvano le banche. A me chi mi salva?".

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