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27 giugno 2012

La riforma del lavoro, Grillo ecc.: mali necessari, ma perché? - il testo dell'audiopost di Enrico Bertolino

Enrico Bertolino

Mischiare politica e mondo del lavoro; come accostamento mi rendo conto che non è molto credibile: fa lo stesso effetto del gelato al Sedano o delle camice di Formigoni ... Viene subito da chiedersi , ma perché ? Eppure sempre più spesso di sente parlare del mondo del lavoro da politici o da cariche politiche all'interno di associazioni di industriali.
L'ingerenza è palese, ma il motivo sinceramente mi sfugge; ovvero se c'è da decidere una riforma del lavoro, vanno coinvolti a mio parere quelli che il lavoro lo procurano (imprenditori) quelli che lo organizzano (dirigenti e manager) e soprattutto quelli che lo svolgono (lavoratori) . Sarà il grande malinteso sui tecnici al governo e sui governanti (o meglio gli ex badanti ) ingovernabili, ma alla fine non si è ancora capito cosa succede e soprattutto chi lo deve far succedere. E' l'eterno dilemma tra Opinion leader e Decision maker. A tutti piace il ruolo dell'Opinion leader, uno che ha un'opinione e la dice, ben sapendo che , grazie alla sua posizione o al suo potere, influenzerà anche quella degli altri (che non è quasi mai dato sapere chi e quanti sono).
Il Decision maker si accolla invece il rischio di una decisione, ben sapendo che potrebbe portargli meno consenso e più impopolarità , e lo fa perché gli piace tanto quel compito o più semplicemente perché si sente responsabile di questa funzione per il ruolo che ricopre. In entrambi i casi , comunque si tratti di Opinioni o Decisioni, si deve prendere una posizione. Ecco perché mi lasciano un po' perplesso le dichiarazioni tipo: «Grillo è un male necessario», come se si trattasse di un intervento chirurgico o di una terapia dolorosa . Un altro ci mette mesi , per non dire anni, a fare una legge elettorale; e appena la stessa viene votata , si affretta a dichiarare " è una porcata, (e da qui, dato che siamo gente colta ecco il Porcellum ). O, più recentemente «La riforma del lavoro è una boiata, ma va fatta».
Ovviamente, lungi da me il mettermi a fare il commentatore politico, categoria che oggi annovera più gente dei provini di X Factor o di Zelig, ma mi viene spontaneo il paragone con le aziende, quelle con la A maiuscola, che, nonostante la crisi, per alcuni strutturale per altri indotta dai tormenti economici di una Europa nata vecchia, e nonostante le calamità naturali, continuano incuranti dei nuovi balzelli e problemi a produrre beni e servizi e, soprattutto,a fatturarli.
Come lavoratori o collaboratori abolirei la parola dipendenti che mi fa pensare a un posto o posizione da cui non si riesce ad uscire...), che cosa pensereste di un direttore vendite che dichiara : «Dobbiamo continuare a proporre i nostri prodotti, anche se non siamo più competitivi». Oppure di un responsabile produzione che dice: «Dobbiamo raddoppiare i turni di lavoro, anche se i nostri prodotti fanno pietà e non li compera più nessuno» ? Io, sinceramente, inizierei a preoccuparmi ed a guardarmi intorno per cercare un altro lavoro, con un altro direttore o capo che abbia altre strategie.
Poi se un male sarà necessario, quando arriverà il momento lo affronteremo, ma dichiararsi sconfitti prima del fischio d'inizio o alla fine del primo tempo non mi sembra una policy aziendale molto condivisibile.
Il problema, ancora una volta, sta nei ruoli e non nelle persone. Infatti, mentre come collaboratore, dopo essermi preoccupato posso scegliere di andarmene via o quantomeno di cercare delle alternative praticabili al fallimento condiviso, come cittadino mi rimane solo la prima opzione. Ovvero, dopo aver sentito certe dichiarazioni, posso solo iniziare a preoccuparmi... perché da cittadino non posso essere ne dimesso ne esodato... tutto ciò almeno fino a qualche minuto fa ma non è detto che sarà ancora così per molto. Dato che, per usare un'altra espressione molto motivazionale, " Il cratere si sta allargando e ci sta inseguendo".
Ma allora ditelo, che lo fate apposta ...


Il sito www.enricobertolino.it é tutto nuovo!


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