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16 gennaio 2012

Reality Job - Aziende 2012: manager tecnici o leader politici? - Il testo dell'audiopost di Bertolino

Enrico Bertolino

Se davvero i Maya avevano ragione lo vedremo solo a fine anno. Nel frattempo, tra spread e rimbalzi tecnici, eurozona e riforme, manovre e frenate, le aziende Italiane e non devono comunque guardare avanti.
Pensare al futuro non è un esercizio facile quando un presente difficile, se non quasi impossibile, fa venir voglia di guardare al passato con nostalgia. La peggior sindrome che può colpire un'impresa in un momento come questo è proprio quella dello specchietto retrovisore. Infatti, se si vuole guidare una macchina o un'azienda non si può limitarsi a stare al volante e guardare sempre indietro attraverso gli specchietti,altrimenti alla prima curva od ostacolo si rischia di andare a sbattere. Ogni tanto si deve fare, ma lo sguardo costante dev'essere sulla strada, per quanto impervia ed accidentata essa sia.

Ecco perché ci si chiede quali saranno i profili dirigenziali che ci guideranno fuori da questa impasse finanziaria e produttiva, ovvero che tipi di persone ci servono per far uscire dal guano, per usare un eufemismo, aziende che fino a qualche anno fa dettavano le regole e le leggi al mercato e che oggi non sono più in grado di reagire di fronte ad una crisi strutturale? E non saranno certo le banche ad aiutarci a superare il momento no, dato che oggi sono sempre più impegnate a reperire liquidità per sopravvivere, pagandola con interessi impensabili fino a solo un anno fa, che ad offrirla a chi ne avrebbe bisogno per ridare fiato alle idee o ai prodotti ed alla loro commercializzazione.
Analizzando la scelta del Paese, si potrebbe azzardare una riflessione anche all'interno delle Imprese . E' forse finito il tempo dei leader eroici ma poco concreti, accattivanti e preparati ma poco decisionisti, soprattutto se le decisioni da prendere li avrebbero resi impopolari davanti ai collaboratori ( magari meno agli azionisti ..) ?
Oppure semplicemente in questo momento specifico servono dei manager tecnici, ovvero capaci e competenti, ma soprattutto non attratti dal potere e dalle Sue tentazioni, per cui meno influenzabili emotivamente e più determinati nell'operatività quotidiana?

Mentre il leader politico vive di consenso, che si crea attraverso una rete di relazioni o di conoscenze, più personali che tecnologiche, il manager tecnico, libero da vincoli o sudditanze, applica le regole secondo le sue conoscenze, senza guardare in faccia alle persone, ma valutandone le capacità ed il potenziale.

Mentre il primo, ovvero il leader. suscita simpatia o antipatia, e in ogni caso comunque timore per il suo potere, il secondo, il manager tecnico, tende a generare rispetto e fiducia, ovviamente con l'esclusione di coloro ai quali non da credito ne considerazione.
Secondo me, nelle imprese come nel Paese, i leader politici, sempre enfatici e retorici, si faranno da parte, o ci verranno messi, per lasciare ai manager tecnici la soluzione dei problemi e delle crisi ( spesso da loro stessi generate ), ovvero non si occuperanno del lavoro sporco lasciandolo ai Tecnici, come se li avessero incaricati loro.
Poi, se le cose si rimetteranno a posto, saranno i primi a rivendicare le scelte fatte, per il bene dell'Impresa . E a ritornare per acclamazione (di chi non è dato saperlo ) rimettendo i manager in magazzino e ricominciando ad operare per il bene dell'azienda, del paese e dell' umanità .. ovviamente senza che nessuno dei tre gliel'abbia mai chiesto . Comunque, che siano tecnici o politici , qualcuno dovrà pagarli e senza l'articolo 18. Mi sembra già di capire chi potrebbe essere quel qualcuno. Forse più di uno. E di sicuro per colpa dei Maya .


www.enricobertolino.it


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