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Ignazio Marino (Ansa)19 attobre 2009

Intervista a Ignazio Marino - Il talento? «In Italia è difficile farlo emergere». Il merito che non c'è? «Una ferita e una sfida»

Antonella Appiano

Ignazio Marino guarda dritto negli occhi e sorride spesso. Comunica energia e nello stesso tempo un profonda sensazione di calma: nessuna traccia della foga e dei virtuosismi del politico consumato. Chirurgo specialista in trapianti d'organo, una ventina di anni trascorsi fra Gran Bretagna e Stati Uniti, senatore dal 2006, amante della musica con un rimpianto, " quello di non aver imparato a suonare uno strumento". Il "terzo uomo" nella corsa alla Segreteria Nazionale del Partito Democratico nella settimana delle primarie parla del talento, del merito, del lavoro, del precariato che sono in prima linea nel suo programma.

Professor Marino, che cos'è il talento?
Un aspetto affascinante dell'essere umano. Difficile però da far emergere. E la scuola pubblica italiana offre certamente un buon bagaglio di nozioni ma non gli strumenti per riconoscerlo. Il sistema anglosassone – più carente dal punto di vista nozionistico- si pone invece come obiettivo lo sviluppo della personalità dell'individuo, seguendo le sue qualità naturali. Risultato? La formazione di una persona felice che può investire le doti in maniera produttiva a vantaggio suo e della società.

Quale genere di scuola vorrebbe?
Una sintesi del nostro modello e quello anglosassone. Già dalle elementari è necessario investire nell'arte, nell'educazione musicale, in quella fisica, che non significa solo fare una corsa in Palestra. I bambini "vanno esposti" alle discipline. Mi piacerebbe "importare" dall'America, il Programma ombra". Si svolge nei licei e dà la possibilità agli studenti, durante la pausa estiva, di seguire durante tutta la giornata, un gran letterato, un chirurgo, un avvocato. E'un metodo a costo zero che permette ai ragazzi di capire se davvero sono portati per una determinata disciplina.

Che cosa fa il nostro paese per utilizzazione il talento nel mondo del lavoro?

Il problema principale della società italiana è la mancanza della cultura del merito. Invece bisogna dare la possibilità ai giovani di "correre alla pari". Nel 2006, alla vigilia del mio ritorno in Italia, i ricercatori italiani mi hanno salutato dicendomi "non riuscirai mai a far sì che i ricercatori siano valutati sulle reali capacità". Una ferita e una sfida. Così nel 2007 ho inserito nella legge finanziaria un provvedimento nuovo. 82 milioni di euro (solo il 10 per cento dei finanziamenti pubblici per la ricerca, ma comunque un inizio) assegnati da una commissione di giovani scienziati sotto i 40 anni, 5 italiani e 5 stranieri, a un giovane ricercatore sotto i 40 anni. Nel 2008 sono stati esaminati 1720 progetti scientifici e ha vinto una trentenne che l'anno prima era stata scoraggiata a presentarsi al concorso universitario per ricercatori.

Che cosa pensa dello studio sula Mobilità Sociale della Fondazione Italia Futura di Luca Montezemolo? E come vede le proposte fondo opportunità, pacchetto giovani famiglie, affitti di emancipazione?

Abbiamo bisogno di strumenti che aiutino i ragazzi a entrare nel mondo del lavoro. Quindi concordo. A me piacerebbe molto favorire il microcredito per giovani volenterosi che vogliono lanciarsi in piccole iniziative imprenditoriali. Lo vedo come elemento di rilancio dell'economia nel sud del Paese.

Ma come aiutare piccole imprese allo start up?

Con un prestito non più basato sulla garanzia di solvibilità. Altrimenti chi possiede grande talento e poco denaro non potrà mai emergere. Ma su Studi, di grande responsabilità da parte delle Banche, in grado di valutare la reale capacità di una persona a realizzare un progetto. Per i giovani soprattutto penso anche al "business incubator". E' un fondo pubblico di 20 milioni di euro da destinare al finanziamento dei 20 progetti più interessanti presentati.

Formazione. Solo per i giovani?

No. La formazione continua deve diventare un diritto per tutti. Ora solo un over40 ogni 1.000 ne ha l'accesso. Uno spreco. Il talento non diminuisce con gli anni. E oggi l'aspettativa di vita è di circa 85 anni…Poi l'uscita della crisi richiederà nuove competenze.

La sua proposta sul precariato?

Un contratto unico con flessibilità variabile e protezioni graduali che crescono nel tempo. Così un giovane può davvero andare a vivere con la propria compagna, fare un figlio, chiedere un mutuo.

Ma non crede che la maggior parte dei giovani italiani sogni ancora il "posto fisso"?

Molti sì ma, penso, solo per sfiducia. Paura. Crescono con la consapevolezza dell'ingiustizia di una società che troppo spesso premia "i raccomandati" e non "i meritevoli".

Secondo l'82 per cento delle studentesse italiane che hanno risposto all'indagine di Intercultura sulla diversity, nascere donna è ancora uno svantaggio nell'accesso al mercato del lavoro…

C'è un'eccezione, Il campo della Medicina. Sta diventando prevalentemente femminile ed entro il prossimo decennio obbligherà l'Italia a un cambiamento. A meno di non lasciare "sguarniti" gli ospedali, i primari saranno donne. Crescerà il numero degli anestesisti, dei chirurghi-donna. Anche l'ambiente lavorativo dovrà adattarsi con la creazione di asili nido e strutture di supporto. Comunque, il divario donna-uomo nel lavoro esiste. Se la differenza salariale, a parità di posizione è del 2 o 3%, il "lordo totale" delle donne come gruppo, è più basso del 25% rispetto ai maschi. Significa che alle donne è preclusa, di fatto, la possibilità di raggiungere posizioni apicali nella professione.

Di "cervelli in fuga" si è ampiamente parlato. Ma di "rientro di cervelli"?

Durante la legislatura 2001-2006, ero ancora negli Stati Uniti, ci fu una proposta per favorire il rientro. Il progetto Moratti è fallito per la per chiusura del mondo accademico italiano che ha preferito rinunciare ai fondi piuttosto che favorire un "estraneo". Qualcuno che non aveva fatto parte del clan.

 
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