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24 marzo 2009

«Per l'X factor non conta la genetica, ma l'ambiente in cui si cresce. E l'ignoranza non porta da nessuna parte»

di Fabrizio Buratto

L'X factor è genetico o si può acquisire?
Non saprei, non sono un innatista, però ora che mi ci fai pensare, credo che dire genetico significhi non considerare l'ambiente in cui cresci. L'ambiente è molto importante, a volte l'ambiente è nostro nemico, anche se non ce ne accorgiamo.
Che ne pensi del successo raggiunto improvvisamente grazie alla tv, come è accaduto a Giusy Ferreri e Marco Carta?
Marco Carta non lo conosco, dunque non posso valutarlo. Giusy Ferreri non ha avuto un successo improvviso, ha fatto la gavetta, anche se la gente non lo sa. Quest'anno a X Factor abbiamo selezionato 12 ragazzi su 15.000, quindi quelli che abbiamo preso sono eccellenti.
Ma che reazione ti provoca vedere un ragazza sbucata dal nulla piombare in testa alla classifica?
Non mi infastidisce, ormai ho raggiunto la pasce dei sensi. E comunque dipende cosa fa chi raggiunge il successo, bisogna valutare l'oggetto del contendere. Ascoltiamo un disco e giudichiamolo in base a quello che c'è su. Giudicare la bontà di un'opera è un esercizio che torna utile in ogni campo, occorre sempre prendere l'oggetto e capire se ci piace veramente, se ci interessa e perché.
Riesci a stimare quanti, fra i telespettatori che ti hanno conosciuto in tv, si sono avvicinati alla tua musica?
Credo nessuno
Nessuno?
Pochissimi
Perchè pensavi che non ti avrebbero riconfermato a X Factor?
Perché sono troppo tecnico musicalmente, e questo poteva essere un dato negativo, invece fortunatamente è stato considerato un pregio.
Dei lavori che stai facendo, il più remunerativo è quello di giudice a X Factor?
No, è il cantante. So che per altri è la tv a pagare meglio, non è il mio caso.
In generale, non credi che la tv sia foriera di un messaggio per cui si può arrivare al successo senza sbattersi troppo?
Per i reality è così: creano aspettative e desideri di successo basato sul nulla. I ragazzi di oggi vivono in cattività, quando ero ragazzo io c'era il telefilm "Fame – Saranno famosi", ambientato in una scuola d'arte a New York, dove la bravura era sempre legata al sacrificio e alla passione. Poi a "Saranno famosi" è stato ingiustamente rubato il titolo, e oggi fa pensare ad un reality. La ragione per cui si diventa bravi non è misteriosa; sono bravi quelli che hanno cantato tanto, che hanno studiato e quindi hanno delle conoscenze. L'ignoranza non porta da nessuna parte, eppure ci sono dei ragazzi che vogliono diventare famosi ma non sanno perché, e non si sono mai applicati in niente. Sì, avranno come diceva Andy Warhol dieci minuti di celebrità, ma non ci fanno nulla con questi dieci minuti.

(I lettori di Job24.it lo sanno: per chi volesse il Curriculum atipico di Giusy Ferreri c' è già stato su Job24.it )

 
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