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13 luglio 2009

"Si può insegnare a scrivere una lettera commerciale, non una lettera d'amore"

Fabrizio Buratto

In quali ore della giornata scrivi?
Mi sveglio molto presto, verso le sei, quindi generalmente scrivo alla mattina, soprattutto nei periodi di bella stagione. Dopo aver visitato la vecchietta o il vecchietto che avevo in programma, dalle nove in poi mi rimane tutta la mattinata libera, avendo la maggior parte degli ambulatori al pomeriggio. E comunque ancor prima di uscire, mentre mio figlio fa colazione, mi piace metter giù due righe che sono l'invito a riprendere quando torno.
Di sera non scrivi mai?
Mi capita quando sono in giro per qualche incontro sui libri; se torno a casa tardi i miei bioritmi saltano e allora mi metto a scrivere, se no generalmente la sera leggo.
Scrivi quotidianamente?
Sì, anche solo una riga o due, però la quotidianità per me è fondamentale.
A mano o al pc?
Rigorosamente a mano. A me piace temperare la matita, l'artigianalità del gesto, e conservo tutti i mocci in un vaso che ormai è stracolmo, non mi sento di buttarli via. Solo in un secondo momento ricopio su pc.
C'è un luogo in cui preferisci scrivere?
In autunno e in inverno nel mio studio, invece d'estate mi piace mettermi su una poltrona nel giardinetto di una casa che sono riuscito a comprarmi qualche anno fa, sulle alture del lago.
Segui dei riti nella stesura di un romanzo?
L'unico rito è quello di prendere una matita nuova, ma è più un vezzo che un rito.
Nel processo di produzione di un libro ci sono vari passaggi, quali preferisci e di quali faresti a meno?
Farei a meno della rilettura allo sfinimento delle bozze, perché è una cosa che snatura l'anima della storia. Ad un certo punto mi domando se la storia sta in piedi o no, è come continuare a ripetere una parola: alla fine perde di senso. Pur controvoglia lo faccio volentieri però, che è un po' un controsenso, perché mi permette di trovare delle imperfezioni. Il momento più bello arriva quando il mio editore mi telefona perché ha letto il manoscritto e mi dice che si è divertito molto. In quel momento capisco che il libro funziona.
Scrivere è un mestiere che si può imparare?
Io ho imparato. Certo, ci deve essere un humus di partenza, che significa sapere cosa vuoi scrivere. Dopo lo impari via via leggendo e ascoltando i consigli di quelli che ne sanno più di te. Per me Raffaele Crovi è stato il primo grande maestro. Uno che parlava poco ma ti dava delle dritte importanti. Ad esempio "Il procuratore", il mio primo libro, l'ho scritto perché era una storia che avevo sentito in famiglia e un giorno la stavo raccontando a Crovi mentre camminavamo in Corso Sempione a Milano, andando verso casa sua. Allora lui mi ha fermato e mi ha detto che, invece di raccontarla a lui, avrei dovuto scriverla.
Cosa ne pensi delle scuole di scrittura, tipo la Holden di Baricco?
Secondo me non si può insegnare a scrivere, è una mia convinzione. Si può insegnare a scrivere una conferenza, a presentare un argomento o scrivere una lettera commerciale, ma non si può insegnare a scrivere una lettera d'amore perché o hai questo amore o non ce l'hai.
Tutti i romanzi, eccetto "Una finestra vistalago", che arriva fino agli anni Settanta, sono ambientati nella prima metà del Novecento; la realtà attuale non ti interessa o preferisci raccontarla al passato?
Preferisco raccontarla al passato perché mi stimola di più la fantasia. L'oggi non mi interessa più di tanto perché mi sembra tristanzuolo e meno profumato di fantasia rispetto a quegli anni. Prendere una storia attuale e portarla indietro di cinquant'anni, adattandola a quella cornice, mi diverte anche di più.
Qualche produttore cinematografico ha comprato i diritti di un tuo libro per trarne un film?
No perché, a quanto mi dicono, ci vogliono troppo soldi per fare film in costume. E la cosa a me non dispiace neanche un filo, perché vi sono certe figure, soprattutto femminili, che se finiscono nelle mani sbagliate diventano delle cose da denuncia.
Quando scrivi pensi "sto lavorando", o "mi sto divertendo?"
"Mi sto divertendo". Mi piacerebbe pensare "sto lavorando", ma mi rendo conto che non riesco a considerarlo un lavoro perché ho bisogno di raccontare, anche se scrivere non è sempre semplice.

Bibliografia di Andrea Vitali
"Il procuratore", Camunia, 1990 "Il meccanico Landru", Camunia, 1992 "A partire dai nomi", Liguori, 1994 "L'ombra di Marinetti", Periplo, 1995 "Un amore di zitella", Garzanti, 1996 (2007) (Anche nella versione audiolibro edita da Emons) "Peste lo colse", Comune di Bellano, 1997 "L'aria del lago", Nino Aragno Editore, 2001 "Una finestra vistalago", Garzanti, 2003 "La signorina Tecla Manzi", Garzanti, 2004 "La figlia del podestà", Garzanti, 2005 "Olive comprese", Garzanti, 2006 "Il segreto di Ortelia", Garzanti, 2007 "La modista", Garzanti, 2008 "Dopo lunga e penosa malattia", Garzanti, 2008 "Almeno il cappello", Garzanti, 2009

 
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