 |
| |
 | | 22 giugno 2009 |
LE IDEE "Oggi la condizione di precarietà non è legata al tipo di contratto, ma di lavoro"
|
| di Fabrizio Buratto |
|
|
Nel processo di produzione di un libro, un film, un disco, vi sono vari passaggi: quali preferisci e di quali faresti a meno?
A me piace molto il lavoro di montaggio della storia, anche perché spesso, quando mi metto a scrivere, ho già molte storie. Mi piace sia quando lo faccio da solo, sia quando lo faccio con altri per ragioni tecniche, tipo per i video.
In quali ore della giornata scrivi?
Quando capita; più che di ore per me è un problema di luoghi. Elaboro con facilità una storia quando guido da solo. Mi registro, oppure mi fermo e scrivo.
A mano o al pc?
Ovunque: quando leggo scrivo sul libro che sto leggendo, scrivo molto al computer e prendo appunti su una quantità di taccuini.
Quale delle tue attività è la più remunerativa?
Il teatro. Vivo facendo teatro.
Hai dei collaboratori?
Ho dei collabori tecnici per l'organizzazione e l'amministrazione della nostra compagnia, una società composta da una decina di persone, dunque è una piccola azienda. E poi, a seconda del lavoro di ricerca che sto facendo, ho collaboratori diversi. In teatro ho un gruppo di musicisti con i quali collaboro in maniera stabile.
Quanto è importante l'apporto dei tuoi collaboratori nel prodotto artistico finale? Come li scegli?
Non li scelgo, nel senso che se trovo dei collaboratori faccio certi lavori, altrimenti no; non cerco il collaboratore in base al lavoro, bensì scelgo il lavoro in base alle persone che incontro.
Quando sei sul palco o davanti alla macchina da presa, pensi: "sto lavorando", o "mi sto divertendo"?
Tutte e due le cose. Cerco di essere molto concentrato perché se cazzeggio non soltanto viene male il lavoro, ma neppure mi diverto. E spesso cerco di ricordarmi che sono lì, sul palco, e sto provando piacere.
In "Parole sante" rappresenti il call center come luogo simbolo del precariato. Sei ancora convinto che lo sia, oppure il precariato passa anche per altri luoghi?
Io non credo esista il lavoro precario, credo esista una condizione di precarietà dell'individuo legata al lavoro che fa, spesso anche quando è assunto a tempo indeterminato, perché qualsiasi azienda può chiudere. Tale condizione è legata al fatto che non si trova casa perché costa un occhio della testa anche soltanto affittarla, al fatto che quando scade il contratto di affitto una persona può essere cacciata. E' qualcosa di abbastanza recente, in Italia, non perché prima non esistesse il part-time o il lavoro nero, ma perché oggi vediamo la nostra condizione peggiorare di mese in mese, anche quando paradossalmente guadagniamo qualcosa in più. Detto questo, l'Italia è un paese ricco, se messo in confronto a tutti gli altri del pianeta, e questa condizione di precarietà è sostenuta anche dal terrore della crisi. Povertà è la gente che muore di fame.
In "Lotta di classe scrivi": "se è vero che il tempo è denaro, il loro deve essere denaro di qualcun altro".
Sì, perché i lavoratori del call center di "Parole sante" lavoravano a tempo: sotto i venti secondi di telefonata non guadagnavano niente, quindi quel tempo non era denaro, e al di sopra dei due minuti e quaranta secondi, di nuovo non guadagnavano. Allo stesso modo, per chi abita a due ore di distanza dal lavoro, quello è tempo non remunerato.
Sembra di vivere in un tempo bloccato, manca un'idea di futuro, che "non è più quello di una volta". Perché?
Noi viviamo in una società dove non parliamo mai del tempo che passa, ma non solo a parole, proprio negli atti pratici: c'è lo stesso arancio tutto l'anno al supermercato. D'estate e d'inverno stiamo in spazi dove c'è sempre la stessa temperatura, il sapore della Coca Cola è sempre lo stesso in tutti gli angoli del mondo perché la filosofia del capitalismo contemporaneo tende alla riproduzione infinita, però chiaramente noi viviamo male questa condizione.
Non ti sembra desueto parlare di "Lotta di classe" in questa che Zygmunt Bauman chiama "società liquida", dove apparentemente siamo tutti uguali perché consumiamo gli stessi prodotti e guardiamo gli stessi programmi?
No, perché non consumiamo tutti gli stessi prodotti e non guardiamo tutti gli stessi programmi. Su questo liquido della società navigano zattere dove vivono persone molto differenti. Durante la mia formazione di teatrante, avevo un'idea di mondo secondo la quale le persone che vanno al bar e in pizzeria parlano di Grotowski ventiquattr'ore su ventiquattro. Io non frequento persone che vanno allo stadio, per cui sento parlare della Roma e della Lazio solo quando vado al bar della mia borgata. Noi viviamo in una società fatta di isole, molto spesso separate le une dalle altre. La Coca Cola è un prodotto del Novecento, e molto probabilmente adesso ci sarà una Coca Cola, una Quasi Cola, una Porca Cola, una Nazi Cola, una Poca Cola: ognuno sarà la sua Cola. Il mercato sta andando nella direzione di un'omologazione di differente natura.
www.ascaniocelestini.it
|
| |
 |
|  | |  |
RISULTATI 0 0 VOTI
|
Rivista italiana di management del Gruppo 24 Ore. Per aggiornare il manager sulle tendenze e le novità in tema di gestione d'impresa sotto diversi punti di vista Il Concorso, a partecipazione gratuita, intende selezionare le migliori tesi universitarie che affrontano le tematiche dell'e-Learning e dei Social network. Vuoi lavorare al Sole 24ORE? Scrivi a selezionepersonale@ilsole24ore.com Prima di inviare la candidatura prendi visione dell' Informativa PrivacyRoma, 28 Febbraio presso l' Hotel Palatino Via Cavour, 213/M. Incontrerai i direttori di ammissioni delle più importanti scuole di business al mondo. Iscriviti ora Il percorso del tuo Sapere
|