JOB24
- Home News Ricerca Annunci Strumenti Formazione e Master Blog
Cerca   nel sito   con   Google
 
Foto dallo spettacolo "Appunti per un film sulla lotta di classe" tratta dal sito di Ascanio Celestini 22 giugno 2009

Il curriculum atipico
di... Ascanio Celestini

di Fabrizio Buratto

Ascanio Celestini, narratore di storie in cui il lavoro è sempre centrale, nel presentarsi sul suo sito usa queste parole: "Mi chiamo Ascanio Celestini, figlio di Gaetano Celestini e Comin Piera. Mio padre rimette a posto i mobili, mobili vecchi o antichi, è nato al Quadraro e da ragazzino l'hanno portato a lavorare sotto padrone in bottega a San Lorenzo. Mia madre è di Tor Pignattara, da giovane faceva la parrucchiera da uno che aveva tagliato i capelli al re d'Italia e a quel tempo ballava il liscio. Quando s'è sposata con mio padre ha smesso di ballare. Quando sono nato io ha smesso di fare la parrucchiera." Quindi prosegue elencando i mestieri dei nonni, come dire: queste sono le mie radici, imprescindibili. E in tutta la sua produzione, declinata in teatro, narrativa, documentari e canzoni, Celestini parte da questo presupposto: dimmi che lavoro fai e ti dirò chi sei. Perché al di là dell'omologazione dei consumi, non è vero che siamo tutti uguali, bensì siamo uguali alle persone che si trovano nelle medesime condizioni lavorative, come raccontano le storie di "Lotta di classe", l'ultimo romanzo di Celestini dal titolo apparentemente desueto.
Nome
Ascanio
Cognome
Celestini
Nato il
1/06/1972
Città
Roma
Residente a
Roma
Quanti lavori hai fatto prima di diventare Ascanio Celestini?
Io sono diventato Ascanio Celestini da molto piccolo, comunque, prima di fare teatro, ho lavorato soprattutto con mio padre. Era un artigiano, faceva il restauratore di mobili, e lavoravo a bottega da lui non tanto per imparare il mestiere, ma per guadagnare qualche soldo e per aiutarlo. Poi ho cercato di fare il giornalista, ho scritto per un anno su un piccolo quotidiano, ma non ho preso il tesserino anche se ora sto scrivendo per Repubblica. La mia vera passione era ed è ancora l'antropologia, volevo fare l'antropologo, ma poi ho cominciato a fare teatro e non mi sono laureato. Mi ero iscritto a Lettere con indirizzo Demo-etno-antropologico.
Il lavoro più gratificante e il più avvilente
Il più gratificante è quello della ricerca etnografica, registrare interviste, mentre il lavoro più avvilente era fare altre cose per sopravvivere nel periodo in cui cominciavo a fare teatro. Piccoli lavori di ristrutturazione, ed era avvilente specialmente quando un geometra mi mandava nei cantieri per lavori di manutenzione o rifinitura. Era imbarazzante perché andavo lì e rubavo tempo al teatro, ma allora mi serviva perché mi davano 100.000 lire per una giornata, però mi ci dovevo pagare anche il materiale, per cui usavo cose scadenti. In realtà, ora che ci penso, le cose più avvilenti sono state quando ho fatto teatro in situazioni spiacevoli; per esempio, una volta facemmo una performance di commedia dell'arte in una cena di ricchi dove non c'entravamo nulla, un'altra suonammo in un locale di un tizio agli arresti domiciliari e noi dovevamo fare solamente canzonacce romane che lui chiamava "a pia' per culo", nel senso di cose scurrili.
Il primo stipendio
Con mio padre, perché quando facevamo carico e scarico, lavoro di facchinaggio, i padroni dei mobili mi davano qualche soldo. Mio padre mi portava senza dire che ero il figlio, me le sto ricordando adesso queste cose… e mi diceva: "non me chiama' papà altrimenti non te pagano". Per il lavoro che faccio uno vero stipendio non l'ho mai avuto, l'unico fu quello del servizio civile, 300 mila lire al mese.
Il primo cachet da artista
Credo con la lettura di una sacra rappresentazione su Santa Caterina d'Alessandria a Roncilione, vicino a Roma
Titolo di studio
Maturità classica al Liceo classico "Marco Tullio Cicerone" di Frascati. Voto 38 o 40, non ricordo, molto basso comunque.
Sulla carta di identità alla voce professione c'è scritto
Ci sono quattro trattini. Due volte ho rifatto la carta d'identità da quando faccio questo lavoro e non hanno mai messo "attore", come avevo indicato. Mi dicono "sì, va bene", ma poi mi arriva il documento e non c'è scritto nulla.
Lingue straniere conosciute
C'è quella storiella ebraica del rabbino che dice: "parlo quattordici lingue tutte yiddish". Per me più o meno è così, nel senso che comprendo poco l'inglese e il francese.
Esperienze di lavoro all'estero
Ma dopo aver risposto a tutte queste domande, trovo lavoro? Mi è capitato di fare spettacoli soprattutto in Belgio e in Portogallo. A Bruxelles c'è una compagnia che mette in scena i miei spettacoli, e una anche in Francia.
A quanti anni sei riuscito a mantenerti da solo?
A 24 anni, nel 1996. Me ne sono andato in Toscana per il teatro.
La parola "lavoro" cosa ti fa venire in mente?
In quegli incontri un po' stupidi, dove per farti sentir vecchio ti chiedono cosa consiglieresti ai giovani che vogliono fare questo mestiere, dico sempre: fatevi pagare. Nel senso che è un lavoro quando sei pagato.

 
  - Commenti -
 - Invia
 - Stampa
 - Ingrandisci
 - Diminuisci
  Archivio
GLI ALTRI LAVORI
LE IDEE" Oggi la condizione di precarietà non è legata al tipo di contratto, ma di lavoro"

RISULTATI
0
0 VOTI
RSS RSS Feeds
Ricerca Annunci
INIZIATIVE

Rivista italiana di management del Gruppo 24 Ore. Per aggiornare il manager sulle tendenze e le novità in tema di gestione d'impresa sotto diversi punti di vista

Il Concorso, a partecipazione gratuita, intende selezionare le migliori tesi universitarie che affrontano le tematiche dell'e-Learning e dei Social network.

Vuoi lavorare al Sole 24ORE? Scrivi a
selezionepersonale@ilsole24ore.com
Prima di inviare la candidatura prendi visione
dell' Informativa Privacy

Roma, 28 Febbraio presso l' Hotel Palatino Via Cavour, 213/M. Incontrerai i direttori di ammissioni delle più importanti scuole di business al mondo. Iscriviti ora

Il percorso del tuo Sapere
PIU LETTI
SHOPPING24