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| 6 febbraio 2009 |
"Mi cacciarono da Canzonissima, mi dicevano che ero strano, sono partito per l'America, ci son stato sette anni a fare il medico"
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| di Fabrizio Buratto |
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E' vero che dopo la sconfitta a Canzonissima del 1969 contro Gianni Morandi, per la delusione andò negli Stati Uniti a specializzarsi in chirurgia?
Sì, m'avevano cacciato da Canzonissima: "Se ne vada, lei qui cosa ci sta a fare?" Dovevo cantare "Ho visto un re" in finale contro Gianni Morandi, invece non me l'hanno fatta fare. E allora sono andato via, prima quattro anni e poi altri tre. E negli Stati Uniti ho trovato una grande differenza, perchè io facevo il medico in Italia, ma a New York non andavo bene per questi dirigenti, direttori di questi ospedali, di queste foundations. Arriveranno anche in Italia… Mi han chiamato in direzione e mi han detto, in questo americano che io non capivo bene perché non è fluente come l'inglese: "Noi l'abbiamo presa, avevamo fiducia in lei perché è un tecnico, un chirurgo con delle buone mani. A noi non serve un medico che si appassiona, che si innamora del malato, a noi serve un tecnico." Per questo, prima, ho risposto che fare il medico è stato sia avvilente che molto gratificante.
Quando andò negli Stati Uniti aveva deciso di non cantare più?
No, io cantavo per diletto, mi divertiva, anche perché avevo trovato una persona umana, eravamo molto amici. (si riferisce a Gaber, senza citarlo ndr.) Era un periodo in cui molti mi dicevano "sei pazzo, sei strano" e io rispondevo "ma non sono mica tanto strano". E poi c'erano persone che nel modo più romantico si innamoravano di me, come Luciano Bianciardi o Dario Fo, che vedevano in me un fratello più piccolo.
Che ricordo ha di quella prima esperienza a New York?
Facevo i turni di guardia in cardiochirurgia d'urgenza, in terapia intensiva, il mio capo era un nero che aveva dovuto studiare a Ginevra perché per i neri era ancora difficile studiare in America, e poi era stato candidato al premio Nobel.
Che tipo di operazioni eseguiva?
C'è una scala: si incomincia ad operare le emorroidi, sono la cosa più facile. Agli allievi facevano ancora usare il bisturi. Poi ci sono le ragadi e poi gli interventi al torace.
Quanti interventi ha fatto nella sua carriera di medico?
Tenendo conto che ho cominciato nel 1969 negli Stati Uniti, e considerando anche gli interventi che facevo nei turni di notte… credo sette, ottomila, forse anche diecimila.
Perché scelse di fare Medicina all'università?
Mio padre ci teneva molto che facessi il medico. Aveva fatto la guerra come aviatore, era stato partigiano e aveva visto un sacco di morti e feriti. Era convinto che si dovesse fare qualcosa per gli altri, e come tutte le persone povere, con poca istruzione, voleva che suo figlio studiasse. Quando dovetti scegliere a quale facoltà iscrivermi era un periodo difficile, dovevo mantenere mia madre perché mio padre si era fatto male ed era lontano da casa, a Ospedaletti in Liguria. Non aveva mai avuto incidenti da aviatore, e poi fu investito da un mezzo dell'autoscuola dell'esercito. In quel periodo, nella cantina di questa casa a Ospedaletti, composi il primo brano che era "El purtava i scarp da tennis".
E' in pensione da qualche anno, le manca il suo lavoro di medico?
No, lo faccio lo stesso, faccio il chirurgo. Sono stato per trent'anni medico della mutua. E io ero uno di quelli, e lo sapevano, che non chiudeva mai il telefono, se no cosa lo fai a fare… Come faceva a conciliare il suo lavoro di medico con gli impegni musicali, le tournée? Non c'erano tournée. Io per anni, dal 1980 quando uscì "Ci vuole orecchio", all'86, andai a lavorare come chirurgo all'ospedale Sacco di Bollate.
Quando è sul palco pensa: "sto lavorando" o "mi sto divertendo?"
E' un divertimento dovuto all'emozione che si prova vedendo tutta questa gente, anche se non riesci a distinguere le persone. A volte ho provato a vedere dov'era mia nuora, mia moglie, i miei suoceri, o gli amici, ma non si vede niente. Quello che mi fa divertire è l'improvvisazione, io non scrivo mai niente, è una cosa che faceva diventare matto Gaber e io gli dicevo: "La differenza che c'è fra me e te, nasone, è che tu devi avere tutte le luci, le robe, io invece vado sul palco senza niente di preparato e qualcosa devo pur raccontargli, e la gente si diverte". La canzone "Quando un musicista ride" spiega proprio questo. Io non capisco perché succede, ma questa è la cosa che mi diverte di più.
Nel dvd nuovo "The best of" si può apprezzare questa sua capacità di improvvisare?
Oltre alle canzoni c'è l'improvvisazione, ci sono dei monologhi, dei dialoghi. E' un concerto registrato al teatro Smeraldo di Milano due anni e mezzo fa.
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