I tuoi colleghi di lavoro cosa dicevano quando ti vedevano in tv?
In Webtrends non avevo colleghi italiani, quindi potevo tranquillamente fare lo scemo in tv. Fino a quando un collega tedesco ha visto un video su youtube ed ha pensato bene di girare il link a tutti, amministratore delegato compreso. Che mi telefona e mi dice: "what are you fucking doing? Che cacchio stai facendo?"
E tu cos'hai risposto?
"I can explain…" ma non ha voluto sentire tante spiegazioni, mi ha detto che doveva valutare il caso e prendere una decisione. Ero sul punto di essere licenziato mentre facevo Zelig. So che ha fatto chiamare i miei clienti, che hanno detto grandi cose su di me perché mi vedevano a Zelig ed ero l'idolo dei loro bambini. Allora mi ha richiamato, per prima cosa ha fatto una risata fragorosa proprio da americano, e pronunciando il mio nome con una enne sola mi ha detto: "Giovàni, congratulation, this is a big marketing opportunity". Quando ho comunicato che me ne sarei andato, ha insistito tantissimo per farmi cambiare idea.
Quando hai lasciato il lavoro?
A giugno di quest'anno. Fino ad allora mi portavo il pc sempre appresso, lavoravo anche nei camerini, ma non potevo più andare avanti così.
Da buon ingegnere, hai calcolato il rischio di impresa prima di decidere?
L'ho calcolato per tanto tempo, ci ho messo un anno prima di decidermi a lasciare il lavoro.
Cosa ti hanno detto i tuoi genitori quando hai lasciato il lavoro?
Non hanno avuto modo di dire granchè perché la decisione l'ho presa senza avvisare nessuno. Però lo immaginavano, come tutti quelli che mi stanno vicino. Sono un perfezionista, quindi una cosa o la faccio bene o la abbandono.
Anche a tua moglie hai detto di avere lasciato il lavoro a decisione presa?
No, lei lo sapeva, anzi mi ha aiutato molto in questa scelta. Un po' come Adriana con Rocky, una sera mi ha detto: "se ti piace, vai!" Sentivo nella mia testa la colonna sonora di Rocky!
Cosa ti hanno insegnato i corsi di teatro e cabaret che un autodidatta non potrebbe imparare?
Prima di tutto la rigorosità. Ci sono delle scadenze da rispettare, dei compiti da portare alla lezione successiva. E poi si imparano le tecniche della comicità, ho letto libri di filosofi che hanno analizzato i meccanismi della risata.
Le movenze, l'uso disarticolato del corpo, l'hai imparato nei corsi di teatro?
Beh, queste sono capacità un po' innate, la scuola però aiuta a prenderne coscienza, a dosare i movimenti con metodologia.
La tv permette di raggiungere il successo saltando anni di gavetta. Lo trovi un sistema meritocratico?
Sinceramente non so qual è la durata per definire se uno ha fatto la gavetta oppure no. Io mi ritengo uno che un po' di gavetta l'ha fatta. Certo, rispetto ad altri che magari hanno girato i locali per dieci anni e poi sono arrivati in tv, sono stato privilegiato, ho fatto solo cinque anni in giro. Però secondo me un po' di gavetta per arrivare in tv bisogna farla. Per arrivare in tv e fare successo, perché tanti arrivano in tv senza fare la cosiddetta gavetta o senza studiare, però poi non fanno successo.
Quanti Jonny Groove hai conosciuto?
Tanti, perché la discoteca l'ho vissuta e la vivo davvero, mi piace moltissimo la musica house. La forza di questo personaggio, da quel che mi dicono, è che più che una parodia è un documentario.
Te l'aspettavi che Jonny Groove piacesse così tanto ai bambini?
No, e non mi aspettavo nemmeno che piacesse ai più adulti, che ci hanno messo tre o quattro puntate per capire cosa stessi facendo, ma poi si sono affezionati anche loro. Dopo ho capito che i bambini sono stati colpiti dal fatto che Jonny Groove sembra un pupazzo perché ha i pantaloni "muccati", per come si muove, per i versi che fa. E poi ha il carattere di un bambino, è un ingenuo.
Uno come Jonny Groove che lavoro potrebbe fare?
Jonny Groove non riesce ad avere un lavoro. Questo è quello che vorrei portare in scena: ogni volta che Jonny inizia un lavoro viene licenziato drammaticamente, senza neppure capire la gravità della situazione.
Scrivi da solo i testi o hai un autore?
Prima di arrivare in trasmissione me li scrivevo da solo, ora ho un autore che si chiama Paolo Uzzi.
Dopo Jonny Groove?
Sono consapevole che un personaggio è come un prodotto: ha il suo ciclo di vita. Di solito le aziende rilanciano un prodotto o cambiandolo, oppure inserendo dei diversificatori per rinnovarlo. Però inserire delle novità nel personaggio, secondo me è rischioso, perché la gente si affeziona e c'è il rischio di snaturarlo. Il mio obiettivo è toglierlo di mezzo prima che la gente si disinnamori. Perciò sto lavorando sodo per fare emergere il suo fratello gemello, che sarei io, con il quale Jonny è in continuo conflitto. Anche perché Jonny sta diventando troppo famoso e io sono molto invidioso.
Giovanni Vernia a Zelig