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19 dicembre 2009

Il curriculum atipico di… Jonny Groove /Giovanni Vernia : «essiamonoi» e «ti stimo fratello» l' uno, ingegnere elettronico voto 110 l'altro

di Fabrizio Buratto

Jonny Groove, il personaggio creato dall'ingegnere elettronico Giovanni Vernia, ha un migliaio di video su youtube e quasi un milione di fan su facebook. . Potere della tv e di tormentoni che, dal palco di Zelig, hanno fatto breccia: "ti stimo fratello", "essiamonoi", "disastrooo". Così Giovanni Vernia, genovese di trentasei anni, ha lasciato il posto di lavoro a tempo indeterminato in una grossa azienda americana per dedicarsi anima – e soprattutto corpo – al personaggio che l'ha reso celebre. Discotecaro tonto e trash, Jonny Groove è la caricatura neppure troppo forzata di un tipo umano che si può incontrare per davvero nelle discoteche milanesi più "cool". Perennemente giovane e allampanato, si riconosce all'istante per i suoi pantaloni "muccati". Ci prova con tutte le ragazze ricevendo solo due di picche, vive di notte e il lavoro non sa neppure cosa sia.

Nome

Giovanni

Cognome

Vernia

Alias

Jonny Groove

Perché Jonny Groove?

Perché Giovanni in inglese si dice Johnny, e io l'ho reso un po' più tamarro togliendo la "h". Mentre il groove è il giro di quattro quarti che fa andare avanti la musica house ripetendosi continuamente: "due ore così".

Quando è nato, all'inizio del 2007, Jonny aveva un nome che evocava una sostanza stupefacente, mentre il mio personaggio non fa uso di droghe, è così di suo.

Nato il

23/8/1973

Non dico mai il giorno perché mi crea problemi col segno zodiacale: non ho ancora capito se sono Leone o Vergine.

Città

Genova, sono nato in periferia, quartiere Molassana.

Residente a

Milano

Caratteristiche personali

Egocentrico

Titolo di studio

Ingegneria Elettronica, voto: 110

Anno

Aprile 1999

Titolo della tesi

"Tecniche di instrumentazione software dei microprocessori a 32 bit"

Scuole di teatro

Nel 2004 ho fatto per un anno una scuola aperta da un insegnante del Cta, il Centro teatro attivo di Milano. Poi ho seguito per tre mesi i corsi di una scuola di improvvisazione comica, e nel 2007 sono andato a studiare "Teatro e costruzione della maschera comica" con Manuel Serantes Cristal.

Come sei entrato a Zelig?

Nel 2007 ho cominciato a fare questo personaggio in vari laboratori teatrali. Ho visto che funzionava e ho fatto un provino per entrare nel laboratorio di Zelig. Andai a farlo a Verona per due motivi: in quel momento a Milano il laboratorio era pieno di comici e quindi non c'era lo spazio per esibirsi tutte le sere. E poi a Verona c'erano i veri esordienti, mentre a Milano la concorrenza è molto più forte, ci sono cabarettisti anche con dieci anni di esperienza.

Una scelta strategica di mercato?

Chiaro, perché così potevo emergere più facilmente. Chi viene selezionato da questi laboratori va a fare i provini per Zelig Off. La decisione finale spetta a Gino&Michele e Giancarlo Bozzo.

Lingue straniere conosciute

Inglese. L'ho studiato a scuola e praticato durante l'università perché ad Ingegneria parecchi testi sono in inglese. L'ho praticato molto anche sulle spiagge in estate, cercando di abbordare le ragazze. E infine l'ho usato per lavoro perché ho lavorato per aziende internazionali.

Quanti lavori hai fatto prima di diventare Jonny Groove?

Cinque. Ma già durante l'università ero un consulente informatico freelance, facevo reti internet.

La prima azienda?

Accenture a Milano, ci sono rimasto un anno. Facevo l'Analist, ovvero lo sfigato che entra in Accenture e dalla mattina alla notte non fa altro che programmare procedure e software in giacca e cravatta. Ho lavorato all'integrazione dei supermercati DiperDì, che fanno capo a GS, con i grossisti Gross Iper e Dos Market.

Le altre aziende?

Dopo Accenture sono andato a lavorare in Avanade, una joint venture fra Microsoft e Accenture. E' una società di consulenza di stampo americano con sede a Seattle. Quando sono entrato come Sistemista di rete era una start up, poi sono diventato Project Manager. Ho lavorato per tanti clienti: Poste Italiane, società finanziarie e farmaceutiche, ma mi interessava di più l'aspetto commerciale e dopo quattro anni in Avanade sono andato a lavorare come business manager in un'azienda francese che si chiama Altran.

Cosa fa un business manager?

Gestivo un gruppo di consulenti. Il mio compito era trovare i clienti e allocare le risorse per fare in modo che il progetto messo in piedi funzionasse. Mi trovavo bene ma dopo un anno, tramite una conoscenza che avevo fatto sul lavoro, sono stato contattato dalla Webtrends, una società che si occupa di web marketing con sede principale negli Stati Uniti, a Portland, una città terribile. Mentre la sede europea è a Londra. Cercavano un responsabile per il mercato italiano e mi son ritrovato con un parco clienti importante da gestire ed implementare.

Eri assunto a tempo indeterminato?

Il primo stipendio

In Accenture prendevo un milione e seicentomila lire. Tra l'affitto del monolocale di Bonola a Milano, i viaggi per tornare a Genova, un aperitivo ogni tanto e la discoteca, non mi rimaneva in tasca niente.

Il primo cachet da artista

20 euro in un ristorante a Varese

Sulla carta di identità alla voce professione c'è scritto

Ingegnere. Quando scade cercherò di far scrivere qualcosa di più naif.

Quando da piccolo ti chiedevano "cosa vuoi fare da grande", cosa rispondevi?

Il pediatra.

La parola "lavoro", cosa ti fa venire in mente?

Mi ha sempre fatto pensare a qualcosa di noioso. L'unico lavoro che cominciava a piacermi veramente era l'ultimo. Perché ero in una condizione privilegiata: avevo l'home office, quindi lavoravo da casa. In Italia questa filosofia è difficile da fare entrare, siamo tradizionalisti. Invece da casa, se sei una persona responsabile, lavori molto di più al contrario di quel che si potrebbe pensare. Però eviti il traffico, non ti devi alzare presto e gestisci il tempo. Io lavoravo un po' e poi uscivo per andare dai clienti.

Sul palco pensi: "sto lavorando" o "mi sto divertendo"?

"Mi sto divertendo". A volte mi trovo a discutere con alcuni colleghi che dicono "che palle stasera non ne ho voglia". Avendo provato la vita tra virgolette normale, io considero quello che sto facendo come un grande privilegio.

 
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Jonny Groove: «Ci ho messo un anno a calcolare il rischio d'impresa e decidere: lascio il lavoro per il cabaret»

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