La sua autobiografia si intitola "Ho fatto piangere il Brasile"; il riferimento, ovviamente, è a quella tripletta del 5 luglio 1982 rimasta non solo nella storia del calcio, ma nella storia d'Italia, preludio alla vittoria della coppa del mondo. Il curriculum atipico di Paolo "Pablito" Rossi segue l'andamento contrario a quello dei personaggi finora intervistati in questa rubrica: persone che, prima della notorietà, facevano un lavoro normale. Come può riadattarsi alla quotidianità chi ha raggiunto la fama mondiale a 25 anni e ha vinto tutto compreso il Pallone D'oro, massimo riconoscimento per un calciatore?
Nome
Paolo
Soprannome
Pablito
C'è ancora qualcuno che la chiama così?
Sì, certamente, c'è qualcuno che mi saluta anche per strada con un "Pablito"
Cognome
Rossi
Nato il
23/09/1956
Città
Prato, nel sobborgo di Santa Lucia
Residente a
Vicenza
Prima di fare il calciatore, da ragazzino, ha mai lavorato?
A 13 anni ho lavorato 15 giorni come barista nel circolo Arci di fronte a casa mia
Il primo lavoro dopo che ha smesso col calcio?
Ho lavorato con un'agenzia di pubblicità a Roma per tre anni. Curavo le relazioni esterne, facevo gli eventi speciali. Mi sono divertito molto, avevamo clienti che spendevano parecchio per la Formula Uno, e poi abbiamo fatto sponsorizzazioni con le nazionali di calcio russa e spagnola.
Il lavoro più gratificante e il più avvilente
Il più gratificante senza dubbio quello del calciatore, perché lo si inizia per pura passione e poi diventa una professione, anche se in realtà non l'ho mai considerato veramente un lavoro.
Avvilente direi nessuno, perché ho avuto la fortuna, nel corso degli anni, di fare delle cose perché me le sono scelte. Mi rendo conto che è un privilegio di pochi.
Il primo stipendio
Nel 1972, quando avevo 16 anni ed ero nei ragazzi della Juventus. Venivamo pagati con 20.000 lire al mese, che bastavano giusto per la lavanderia, il gelato la sera o il croissant. Sono stato per tre anni nel pensionato della Juventus a Villar Perosa, eravamo quaranta ragazzi da tutta Italia, la mattina ci portavano a scuola e al pomeriggio ci allenavamo.
Titolo di studio
Ragioniere. Mi sono diplomato a Torino.
Sulla carta di identità alla voce professione c'è scritto
Imprenditore agricolo. Per la conduzione dell'azienda agricola in Toscana c'era la necessità di avere lo status di agricoltore a titolo principale, ho fatto l'esame ad Arezzo. Mi occupo anche di altre cose, però sono contento che ci sia scritto questo, è un po' quello che avrei voluto fare da sempre perché mi piace molto la vita in campagna, i vigneti.
Professioni attuali
Sostanzialmente faccio l'imprenditore. Ho società di costruzioni immobiliari da 30 anni; ho iniziato casualmente a 20 anni, investendo i primi risparmi in un lavoro edile perché non volevo tenerli in banca. E poi è diventato un vero e proprio lavoro, anche se si è sempre trattato di cose piccole, mirate.
Lingue straniere conosciute
Conosciute direi nessuna, nel senso che parlo un po' d'inglese, un po' di spagnolo. Questo è il cruccio che ho, le lingue oggi sono diventate fondamentali, e poi viaggio molto, specie negli Stati Uniti e in Inghilterra, ma non ho mai avuto il tempo di impararle perché dovrei rimanere a viverci almeno un anno e praticarle. Non so se farò ancora in tempo.
Esperienze di lavoro all'estero
In Spagna con la nazionale spagnola di calcio, quando lavoravo per l'agenzia di pubblicità. Avevo un appartamento a Madrid, per due anni ho fatto il pendolare, ma non ci rimanevo mai per più di due settimane.
La parola "lavoro" cosa le fa venire in mente?
Mi fa venire in mente l'impegno. Fino ai 30 anni sono stato un dipendente delle società di calcio. Quando ho smesso di giocare, ho sempre lavorato, ma da libero professionista, e sono stato fortunato perché ho potuto scegliermi i lavori in relazione al tempo e alla qualità della vita. Se non avessi avuto dei soci che lavoravano e lavorano per me, non avrei potuto fare né il lavoro di imprenditore, né quello di imprenditore agricolo.