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6 ottobre 2008

Il lavoro manuale :"Ho bisogno del contatto con la terra, mi diverto a zappare, e continuo a fare lavori da muratore

di Fabrizio Buratto


Ti capita ancora di fare lavori manuali?
Sì, me li vado a cercare perché il contatto delle mani con la terra mi da delle sensazioni stupende; e poi mi diverto a zappare, a fare i "saiuna", come si dice in italiano… i solchi. Ho due orticelli, uno a Faenza e uno a Lecce, dove mi sono fatto lo studio di registrazione. Mi piace coltivare i miei prodotti, pomodori, cipolle, il basilico. E poi mi è capitato di fare il muratore per divertimento, a casa di amici: non ci potevano credere che sapevo davvero alzare un muretto.
Non hai paura di farti male le mani? Le hai assicurate?
No, non le ho assicurate perché mi sento forte, sono un tipo "tamugno". Corro più rischi quando giochiamo a pallone alla fine dei concerti, mi arrivano pallonate sulle dita, in faccia e una volta mi sono spaccato il labbro; per un trombettista è un infortunio grave.
Te ne sei andato presto di casa; da quando hai una casa tua?
Da cinque anni.
Un ragazzo siciliano, oggi, che aspettative di lavoro ha?
E' molto dura. Molto.
Mi sembra che tu sia strettamente legato alla tua terra: Aretuska riprende l'antico nome di Siracusa (Aretusa), la tua casa discografica si chiama Etnagigante, e poi mi piacciono le parole dell'"Isola dei fessi": "Quelli convinti che non cambierà mai/E' l'isola dei fessi/già rassegnati anche col senno di poi/E' l'isola dei fessi/non fanno nulla per uscire dai guai/E' l'isola dei fessi/gli stessi fessi che si sentono eroi.
Pensa che molti l'hanno letto come un pezzo sull'"Isola dei famosi" e io gliel'ho lasciato credere. Non ci avevo proprio pensato, parlavo della Sicilia come di un territorio chiuso, di un sistema dove per avere una cosa tua devi genufletterti, devi chiedere le raccomandazioni. Ci ho provato più volte a creare qualcosa in Sicilia; volevo fare un centro multimediale gratuito per i giovani. Ma ogni volta che provavo a fare qualcosa, arrivava subito qualcuno a chiedermi le tasse… e non erano le tasse statali. Per questo non vivo più in Sicilia. Ora lo sto facendo a Provvidenti, un piccolo borgo del Molise, vogliamo creare un borgo della musica.
Perché hai scelto di vivere a Faenza e non a Milano, anche se la frequenti molto per lavoro?
Perché la Romagna mi piace, da sempre; c'è una pulizia, un'etica, un rispetto, che non ho trovato in nessun altro posto in Italia.
Fra le città in cui hai vissuto, quale ti ha dato di più da un punto di vista lavorativo?
Torino. Perché è stata l'inizio del mio percorso musicale quando sono tornato dal Sudamerica. Ho iniziato con i Persiana Jones, alla fine del '93, e poi ho continuato con i Mau Mau per sei anni, durante i quali abitavo a Torino.

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