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12 agosto 2008

Quando sono sul palco penso: "Sto lavorando e mi sto divertendo"

Fabrizio Buratto

L'ultimo disco realizzato con i Luf "Giù - Non è stato facile cadere così in basso", è il risultato di uno spettacolo teatrale, che a sua volta prende le mosse dal libro omonimo. Passando da una forma artistica all'altra, devi rapportarti con varie figure professionali. Quanto e in che modo influisce il lavoro dei tuoi collaboratori sul tuo prodotto artistico?

Influisce in maniera a volte determinante. Per la scrittura collaboro con degli autori che mi suggeriscono tematiche e battute, che poi adatto al mio stile. In teatro mi sono affidato ad un professionista come Renato Sarti, che ha curato la regia e la scrittura della parte drammaturgica. Per la scrittura dei brani musicali, invece, mi sono confrontato con Dario Canossi, il leader dei Luf e poi, in sala di incisione, ci siamo avvalsi di ottimi tecnici. Insomma, per ogni situazione vado a coinvolgere alcune eccellenze, e le lascio esprimere. Spesso, ai musicisti, prima di dire: "fai così", chiedo: "tu come lo faresti?"

A cosa stai lavorando, ora?

Al tour teatrale, che partirà in autunno e al nuovo libro, il terzo della trilogia "Siamo una massa di ignoranti, parliamone", non so ancora come si intitolerà.

Quando sei sul palco, pensi: "sto lavorando" oppure "mi sto divertendo"?

Tutte e due le cose: sto lavorando, divertendomi.

Ti consideri un lavoratore atipico?

Non mi considero un lavoratore, mi considero uno che si diverte, anche se sono uno che ci dà dentro, metto molte energie e dedico molto tempo alle cose che faccio. Se lo considerassi un lavoro, sarei uno che lavora molto.
Cosa ne pensi del precariato?

E' un grossissimo problema affrontato in malo modo, è il perenne problema della redistribuzione del reddito. Il sentirsi o meno precario dipende dall'ottica con cui ciascuno guarda al lavoro. Io non ho mai pensato al lavoro fisso, alla pensione, perchè ho sempre fatto la libera professione. Ma per molti, giustamente, l'ottica è questa, e sostengo la loro causa. Se non fossi riuscito "a sfondare", avresti continuato a fare il prof? Non è questione di sfondare o meno; prima di sfondare ci ho messo 15 anni. Sono andato avanti per stadi di soddisfazione successivi, ma ancora prima di arrivare a Zelig e diventare noto, giravo l'Italia con i miei spettacoli ed ero molto soddisfatto di quello che facevo. E avevo smesso da tempo di insegnare.

Oreglio è sempre vissuto grazie alla sua creatività, alle sue idee, forse è anche per questo che, nell'ultimo disco con i Luf "Giù – Non è stato facile cadere così in basso", ha inserito una cover del grandissimo Giorgio Gaber, rivista in chiave attuale.


 
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