Ho iniziato a disegnare vestiti da quando facevo le elementari, poi quel gioco è diventato passione e lavoro. Dopo il liceo ho deciso di iniziare un percorso di formazione che mi aiutasse a diventare ciò che desideravo: una stilista.
Ho quindi frequentato il corso triennale di Fashion and Textile Design dell'Istituto Europeo di Designdi Torino. Lo IED mi ha insegnato i primi rudimenti di questo lavoro complesso e affascinante. Oltre ad una parte pratica, ho approfondito alcune conoscenze fondamentali per lavorare consapevolmente nel campo della moda come: Storia del Costume, Antropologia, Modello. Già durante questa prima esperienza di formazione ho capito di avere una grande predilezione per l'innovazione, la pura sperimentazione e per la ricerca di nuovi tessuti. Infatti, il secondo anno ho partecipato ad un concorso organizzato da Lega Ambiente chiamato "Recycling 2002" che si proponeva di realizzare vestiti con materiali di recupero. Ho realizzato un abito da sera con un isolante per costruzioni edili e alcuni sacchi della spazzatura, che ha avuto parecchio successo.
Alla fine del terzo anno ho quindi finito lo IED con una tesi sull'anamorfosi corporea, sotto la sapiente guida della stilista torinese Kristina Ti. Il tema della trasformazione del corpo, mediante l'abito, usato talvolta come una gabbia, è diventato un leit motiv del mio stile.
Dopo la tesi ho capito che la mia formazione non poteva arrestarsi a questo corso triennale, avevo bisogno di un insegnamento accademico e nello stesso tempo fuori dalle logiche di mercato. Uno dei miei insegnanti, Giampiero Capitani, che poi sarebbe divenuto negli anni successivi il mio mentore, mi ha parlato della Royal Academy of Fine Arts di Anversa
L'ingresso alla scuola è consentito ogni anno a circa 60 studenti, dopo aver superato alcune prove pratiche quali disegno dal vero e grafica. Dopo essere riuscita a superare il test d'ingresso, ho iniziato a inserirmi nell'ambiente dell'accademia. Se il test di ammissione è stato difficile, ancor più dura sarebbe stata la prova che mi aspettava da lì a breve. Dopo circa dieci giorni è infatti avvenuto il definitivo trasferimento ad Anversa ed il conseguente parziale abbandono della mia famiglia, della mia città e dei miei affetti.
Ricordo l'alienazione dei primi mesi, che sono solita definire con il titolo di un film "LOST IN TRASLATION". Avvolta dal suono di parole a me incomprensibili e dai miei pensieri "in italiano".
Le due maggiori novità con cui mi sono dovuta confrontare sono state: il multiculturalismo della scuola e la lingua fiamminga. nel mio corso c'erano persone provenienti da ogni angolo del pianeta, io ero l'unica italiana.. Il secondo aspetto, il fiammingo, pur non essendo utilizzata nelle lezioni pratiche, è usato, oltre che nei rapporti extrascolastici, per le materie teoriche che rivestono una certa importanza: storia dell'arte, letteratura, filosofia, sociologia, psicologia.
Invece il mio inglese andava migliorando di giorno in giorno. Tutti i miei compagni di corso da paesi differenti, ognuno un'isola da esplorare. L' unico modo per placare la mia curiosità era comunicare in inglese, l'unica lingua comune a tutti. L'unica lingua che mi abbia permesso di scoprire nuovi mondi e culture attraverso semplici parole.
L'elemento maggiormente caratterizzante l'accademia è tuttavia il suo aspetto non commerciale e innovatore. Il percorso di studi cerca, infatti, di stimolare la ricerca di forme rivoluzionarie, trattamenti nuovi dei materiali e originali combinazioni cromatiche e volumetriche. Il mio primo anno si è concluso con la realizzazione di un abito, una gonna e una giacca che dovevano essere completamente sperimentali.
Ho terminato il secondo anno con la collezione "KW 7847" formata da cinque silhouettes che traggono ispirazione dallo studio e riproduzione dal costume storico della controversa figura della Monaca di Monza e dalla tradizione sartoriale italiana. Il terzo anno, dopo la laurea di primo livello, la collezione conclusiva si apre con la realizzazione di un costume etnico. Data la mia grande passione per l'Africa, ho riprodotto e analizzato il costume della tribù dei Bobo, del Burkina Faso. La collezione "2W" si ispira a questa tribù e all'artista Chris Cunningham, nascondendo corpi di bambini dentro gli stessi vestiti.
La collezione del quarto anno "EVA4NGELA", composta da 12 silhouettes, trae origine da una folgorante visita al museo psichiatrico del Dr. Guislandi Gent e, soprattutto, dalle camicie di forza contenute al suo interno.
Ancora una volta, il costringimento del corpo, il gioco di asimmetrie, di volumi, di materiali si confermano caratteristiche peculiari del mio stile, a simboleggiare il calore e la protezione di cui ogni donna ha bisogno.
Ho trascorso gli ultimi mesi a disegnare per la realizzazione della Collezione Autunno Inverno 2008/09, di Francesco Scognamiglio. Continuo a collaborare con l'ambiente della moda milanese