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19 settembre 2007

L'identikit del capo ideale

Walter Passerini

Maschio, cinquantenne, italiano. È questo in estrema sintesi il profilo del capo preferito dagli italiani, secondo un sondaggio a cui ha risposto un campione di 2.692 lavoratori di tutte le categorie. La ricerca, di cui anticipiamo alcuni risultati, intitolata "Che capo vuoi", promossa da Job 24, Aidp, Ien e Od&M, che l'ha materialmente realizzata, e che verrà presentata a Sestri Levante venerdì 28 settembre (info: www.ienonline.org), mette infatti in luce qual è il capo ottimale secondo i dipendenti. Otto sono le caratteristiche principali richieste. Gli italiani vorrebbero un capo che supporti la ricerca di soluzioni innovative, valorizzi le idee dei collaboratori, dia il giusto spazio al contributo di tutti, sia capace di valutare i collaboratori, sappia essere un "coach" che sviluppa il potenziale, stimoli il miglioramento continuo, sappia creare lo spirito di squadra e sostenere il lavoro del gruppo anche verso gli altri capi.
«L'innovazione – spiega Mario Vavassori, di Od&M, responsabile dell'indagine quantitativa – sembra essere la caratteristica chiave per tutte le categorie di lavoratori, in particolare per i dirigenti. Altro fattore chiave sembra essere la delega nell'assegnazione di un compito, più esplicita in quadri e dirigenti, mentre i ruoli operativi ed esecutivi richiedono maggiore supporto». Sulla capacità di valorizzare i contributi di tutti, la ricerca si divide tra chi vuole un capo "team player" più attento ai risultati raggiungibili con la valorizzazione di tutti, e un capo "work planner", più orientato alla pianificazione del lavoro e al controllo. I più giovani richiedono un capo "work planner"(39%), gli over 50 preferiscono un capo "team player "(71%).
Altro capitolo critico è la valutazione: i dipendenti richiedono che il capo valuti il loro lavoro, ma con modalità differenti. Gli operai propendono per un ruolo più attento al processo e alle modalità, in altre parole alla relazione (50%). Mano a mano che si sale nella scala gerarchica, quadri e dirigenti richiedono invece un capo che sappia valutare i risultati raggiunti, ma anche lo sforzo esercitato per ottenerli. Sembra in questo caso ridimensionarsi la visione del capo come puro gestore del consenso più che degli obiettivi. La stragrande maggioranza degli intervistati vuole un capo allenatore, un "coach" che sappia valorizzare il potenziale e le caratteristiche di ciascuno. Ma operai e impiegati apprezzano soprattutto (oltre il 50%) un capo che "non scarichi loro addosso i rischi che non vuole assumersi lui".
Chiamati a tracciare il possibile identikit del capo, i 2.692 lavoratori che hanno risposto al questionario scelgono così un cinquantenne, maschio e possibilmente italiano. Il 46% delle donne preferisce un capo uomo; il 15% degli operai desidera un capo donna e un capo italiano (64%) rispetto a uno anglosassone. Un capo donna sembra avere problemi soprattutto tra le donne. Nazionalità diverse (orientale, araba, est-europea) possono essere fonte di problemi e turbolenze nelle aziende. «Quello che bisogna fare oggi – spiega Paolo Iacci, vicepresidente Aidp-Direttori del personale – è costruire un processo di supporto per i capi intermedi, che sono visibilmente in crisi di identità, rinnovando la cassetta degli attrezzi». Marco Rotondi, di Ien (Istituto europeo di neurosistemica), partner dell'iniziativa, che sta realizzando un'indagine qualitativa sul ruolo del capo, ritiene che questa categoria debba essere sostenuta rinnovando le tecniche di formazione, puntando maggiormente sulla motivazione e sull'autostima.
Schiacciati tra un vertice che preme per il raggiungimento degli obiettivi e una base spesso frastornata e più attenta alle relazioni che ai risultati, i capi intermedi attraversano una crisi di leadership e di ruolo, che può essere superata solo con un colpo di reni, con un salto di qualità. «I quadri vivono la loro condizione con difficoltà – afferma François Dupuy nel suo "La fatica di essere élite" –. Non si immedesimano più nel destino dell'impresa. In sostanza, cominciano a "giocare contro". In tal modo lo spettro di una "rivolta dei quadri", fino a ieri inimmaginabile, può entrare nel regno del possibile». Sta ai vertici d'impresa, soprattutto, allentare la pressione e fornire idee, risorse e politiche per ridurre il loro disagio e l'attuale crisi di identità.


Se il capo è......è accettato meglio da......può aver problemi con...
UomoImpiegati ed operai
Donne
Nessuno in particolare
DonnaOperaiImpiegati e dirigenti
Donne
Di cultura italianaOperai <30 e over 50Nessuno in particolare
Di cultura anglosassoneDirigenti e quadriOperai
Over 50
Di altra culturaOperai (a parte la cultura latino-americana dai quadri)Tutte le categorie (circa il 50% di ogni categoria)
TrentenneDirigenti
Dai 30 anni in poi
QuarantenneImpiegati
Fino ai 40 anni
Dirigenti
Over 50
CinquantenneDirigenti e quadri
Dai 30 anni
Over 50Da 41 a 50 anniImpiegati ed operai
Fino ai 40 anni e dagli over 50

 
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