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Lunedí 30 Luglio 2012

C'è un tesoro sotto le startup

Piero Formica

Redatto dal McKinsey Global Institute, il rapporto sullo stato e le prospettive dell'occupazione nel mondo (The world at work: Jobs, pay and skills for 3,5 billion people) denuncia la scarsità di lavoratori altamente qualificati e l'insufficienza di posti di lavoro per quelli con competenze medie e basse. È l'intreccio tra automazione e macchine intelligenti che corrode l'occupazione non solo nella manifattura ma anche nei servizi (da quelli postali alla medicina e ai servizi legali). Eppure, è lo stesso intreccio che consente alle startup di creare occupazione cavalcando l'onda delle tecnologie emergenti. Per loro, che sono le infrastrutture dell'economia della conoscenza, gli anglosassoni hanno coniato il termine knowledgefication, volendo indicare che quello che fu il ruolo dell'elettricità nel secolo passato oggi lo stesso compito lo svolge la conoscenza che si trasforma in energia imprenditoriale.
Ricerche e dati periodicamente prodotti dalla Banca Mondiale e dall'Ocse segnalano quanto intenso e potente sia il flusso energetico che trasportato dalle startup corre nelle arterie del corpo economico. Le imprese innovative trainate dalla conoscenza generano nuovi prodotti e aprono nuovi mercati. È la loro energia che fa salire i livelli dell'occupazione e del benessere economico. A loro si affiancano nel ruolo di amplificatori di corrente le imprese baby. Utilizzando dati governativi, la Fondazione americana Kauffman ha scoperto che «tra il 1980 e il 2005 la quasi totalità della creazione netta di lavoro negli Stati Uniti è avvenuta nelle imprese con meno di cinque anni di vita. Per quanto le imprese più anziane aggiungano posti di lavoro, il loro contributo non è sufficiente a compensare il calo di occupazione dovuto a quelle in declino e che chiudono. In media, le imprese con un anno di vita creano annualmente circa un milione di nuovi posti, mentre quelle con dieci anni di anzianità ne aggiungono solo 300mila».
Imprenditori della knowledgefication, i rappresentanti della Kauffman hanno spinto l'amministrazione di Obama a varare nel 2011 lo Startup Act che introduce una profonda riforma nella legislazione di politica economica a favore delle imprese che nascono e crescono. Ora la stessa Fondazione è impegnata a promuovere Startup Act 2.0 per allargare il campo delle opportunità imprenditoriali su cui possano correre più speditamente e agilmente tanto i giovani talenti nazionali quanto quelli attratti dall'estero. Gli uni e gli altri allenati nelle palestre scientifiche e imprenditoriali attrezzate dalle vecchie università in trasformazione e da inedite istituzioni, come la Singularity University (http://singularityu.org/) e l'Unreasonable Institute (http://unreasonableinstitute.org), promosse o fondate dal ceto imprenditoriale emergente.
Con l'elettricità sorsero nuove città industriali. La knowlegefication permette la nascita spontanea di comunità creative formate da innovatori, aspiranti e neo imprenditori. La corrente di conoscenza che le attraversa ne aziona i motori e alimenta la loro crescita. Sono queste le comunità dotate di quelle abilità che servono per gettare ponti tra le idee innovative e la loro traduzione in prodotti e servizi commercializzabili con successo. Non c'è programma governativo che possa stare alla pari con i loro campi d'addestramento come lo è Startup Weekend (http://startupweekend.org/) in cui si ritrovano per 54 ore gli appassionati dell'imprenditorialità innovativa condividendo idee, permutandole ("uso la tua idea nel campo in cui tu non la sfrutti") e lanciando startup. Sono loro i Gulliver del secolo corrente, pronti ad arrampicarsi sull'albero dell'apprendimento concimato dalle conoscenze e dai punti di vista propri e degli altri. Ciò che spetta ai governi è incoraggiare un numero crescente di cittadini ad aggregarsi alle comunità facendo del sentiero imprenditoriale il loro percorso di vita.
Recentemente in Italia, Alec Ross, Consigliere speciale per l'Innovazione del Segretario di Stato Usa Hillary Clinton, ha affermato che volendo capire come un Paese possa progredire le autorità pubbliche debbono porsi all'ascolto della prima generazione digitale e globale insieme, e far partecipi dei processi decisionali i suoi giovani creatori d'impresa. «Ogni anno - ha aggiunto Ross - nel mio Paese quasi 6mila miliardi derivano da aziende che fino a poco tempo fa erano soltanto idee nella mente di qualche ambizioso imprenditore». Ma non è solo la Grande America a occupare la scena dell'imprenditorialità attraversata dalla corrente della conoscenza. Tra i paesi con un'infrastruttura di knowledgefication all'avanguardia in Europa e alla frontiera delle nuove tecnologie si annovera la piccola Irlanda che pur soffre per gli spasmi della crisi provocati dal ventre molle dell'eurozona in cui è immersa. Imprese globali - di recente la spagnola Telefónica - investono pesantemente nei giovani talenti imprenditoriali che da tutto il mondo sono attratti a Dublino dalla potenza della sua corrente.
Anche per l'Italia il potenziale d'imprenditorialità dovrebbe essere il motore della crescita economica. A portarlo su di giri provvedono la quantità e la qualità degli imprenditori potenziali. Per troppo tempo malamente trascurati, aspiranti imprenditori e startup si aspettano che il governo faciliti il loro ingresso nelle comunità imprenditoriali illuminate dalla luce della knowledgefication.
piero.formica@gmail.com
© RIPRODUZIONE RISERVATA

 
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