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Sabato 21 Aprile 2012

La conciliazione tra casa e lavoro

Angelo Scola

Quinto appuntamento con il cardinale Angelo Scola, arcivescovo di Milano, che ogni sabato propone una riflessione in vista dell'Incontro mondiale delle famiglie. Ha iniziato mettendo in rilievo la centralità della famiglia. Si è poi soffermato sulla necessità di non lasciarla sola nella formazione degli adulti di domani. Quindi ha ragionato sulle povertà che colpiscono le famiglie, "soggetti economici" e fattori di sviluppo del "bene comune".
In vista dell'Incontro anche una serie di dibattiti: il prossimo, dal titolo "Dalla crisi economica alla speranza affidabile. L'economia in tempi di crisi: quale sostegno alla Famiglia", è in programma il 10 maggio a Milano (via Monte Rosa 91, ore 18).

La possibilità di conciliare la famiglia con il lavoro è un fattore decisivo per la qualità della vita. È un elemento centrale per la maturazione di donne ed uomini. È quindi condizione necessaria per una società giusta, coesa e solidale. La parola "conciliazione" etimologicamente significa "chiamare insieme", nel senso di "unire" e "mettere d'accordo". Il termine si riferisce, quindi, sia ad un'azione, quella del mettere insieme, sia al suo effetto: l'accordo, l'armonia e la pacificazione. Misure di conciliazione - affermano a ragion veduta gli esperti - sono tutte le facilitazioni che sostengono la compatibilità tra il lavoro retribuito e la responsabilità di cura dei figli e dei genitori anziani di cura, tutte le strategie tese a rendere meno esacerbante il quotidiano affanno nell'impiego del tempo.
In quasi tutti i Paesi europei è sempre più diffuso uno stile di vita per il quale entrambi i coniugi sono inseriti nel mondo del lavoro e contribuiscono al bilancio economico familiare. Progressivamente questa modalità sta sostituendo quella dell'uomo-padre come unico percettore di reddito e della donna-madre casalinga. È pertanto decisivo realizzare misure e interventi volti a favorire ed aiutare sia donne che uomini, sia madri che padri, nella conciliazione tra tempi di vita ritmati da impegni lavorativi, responsabilità di cura e riposo.
Tuttavia, i documenti ufficiali dell'Unione Europea, pur parlando di conciliazione lavoro-famiglia, fanno riferimento all'individuo singolo e in particolare alla donna. L'interlocutore non è, quindi, la famiglia come soggetto sociale, luogo di relazione e corresponsabilità di mogli e mariti, padri e madri con i figli. È piuttosto la donna che, considerata parzialmente inattiva a causa della cura dei figli, andrebbe aiutata ad essere maggiormente presente nel mercato del lavoro. Simili interventi di politica sociale, mothers friendly, sono però quasi esclusivamente tesi ad allargare il mercato del lavoro attraverso una crescita dell'occupazione femminile, che consenta di raggiungere una condizione di pari opportunità. La relazione familiare, in questo contesto, è ridotta ad una variabile dipendente di quella lavorativa.
Questa asimmetria del rapporto famiglia-lavoro deve essere superata. Il focus va posto sulla relazione tra questi due ambiti e non sul singolo adulto che, come un giocoliere, con duttilità e coraggio, li combina passando con disinvoltura attraverso i legami leggeri della cosiddetta società liquida. Non si tratta solo di proteggere alcune categorie, fossero anche le madri, ma di rendere compatibile la vita delle famiglie con il mondo del lavoro. Ciascuna famiglia è un complesso sistema intergenerazionale, un piccolo mondo sostenuto e innervato da legami carichi di senso ed esigenze assai concrete. Chiede un sostegno alla libertà di scelta che ha bisogno di sempre nuovi flessibili equilibri. Per produrre quel "capitale sociale" così necessario la famiglia chiede di essere messa in condizione di esercitare al meglio le proprie responsabilità affettive, lavorative, sociali e civiche.
Bene le pari opportunità, bene generare più occupazione e lavoro, ma se tutto questo non è all'interno di un orizzonte più ampio teso al ben-essere della famiglia e al sostegno del suo compito generativo-educativo e di cura intergenerazionale, si tradurrà inevitabilmente in un mal-essere sociale.
I due capisaldi della dottrina Sociale della Chiesa, sussidiarietà e solidarietà, sono chiavi preziose anche per interpretare la relazione famiglia-lavoro. In questa linea è auspicabile "una rinnovata teologia del lavoro che porrà in luce e approfondirà il significato del lavoro nella vita cristiana e determinerà il fondamentale legame che esiste tra il lavoro e la famiglia e, di conseguenza, il significato originale e insostituibile del lavoro della casa e dell'educazione dei figli" (Familiaris Consortio n. 23 e Laborem Exercens n. 19). È quindi necessario ripensare la conciliazione famiglia-lavoro come un decisivo compito sociale, che interpella e valorizza una pluralità di attori (stato, mercato, privato sociale e famiglie), riconoscendo il contributo di ciascuno nel delicato compito di equilibrare i tempi della vita quotidiana.
© RIPRODUZIONE RISERVATA


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