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Venerdí 10 Febbraio 2012

Alcatel Lucent «taglia» gli ingegneri della fibra

Daniele Lepido

MILANO
Il sogno infranto della "Brianza Valley", il distretto tecnologico alle porte di Milano, cede il passo alla crisi e fa riemergere l'ombra dei licenziamenti. L'involuzione di un territorio ricco che lotta, comunque, per non spegnersi, sintomo dell'impossibilità (temporanea?) di ripensare in modo fruttuoso l'interazione tra logiche globali delle multinazionali e fragilità territoriali.
L'ultima cattiva notizia arriva da Alcatel Lucent, gigante delle reti che a Vimercate ha il suo quartiere generale italiano e uno dei centri di ricerca, legato agli apparati per la trasmissione dei dati su fibra ottica, più importanti d'Europa. In questi giorni l'azienda ha annunciato 490 esuberi sui 2.100 dipendenti in tutta Italia, la maggior parte dei quali proprio a Vimercate (1.400 addetti), dove lavorano i super ingegneri del settore "optics", considerato a livello internazionale come uno degli head quarter d'eccellenza. Di questi 490, circa 360 sono tecnici specializzati mentre i rimanenti 130 addetti commerciali.
«La nostra non è una fuga dall'Italia – racconta al Sole 24 Ore Gianluca Baini, presidente e amministratore delegato di Alcatel Lucent in Italia – perché nel sito di Vimercate rimarranno 500 ingegneri della ricerca e sviluppo. Certo, ci occuperemo sempre di più di reti di nuova generazione, investiremo massicciamente, per esempio, in prodotti Ip e nelle piattaforme di trasporto dati Wdm, quelle che permettono le famose connessioni 100 gigabit».
I sindacati, dal conto loro, si dicono «sconcertati» per il tentativo di dismissione di un territorio che «raccoglie risorse umane altamente qualificate». Racconta Fabrizio Potetti, coordinatore nazionale della Fiom-Cgil: «Una sconfitta micidiale perché quello di Vimercate è uno dei centri più importanti per quanto riguarda la fibra ottica, che non solo sviluppa ma anche brevetta soluzioni e piattaforme di altissimo livello. Impediremo che questo patrimonio culturale, scientifico e umano venga intaccato in questo modo. Siamo disponibili a trovare soluzioni ma non a vedere sparire questo polo tecnologico».
La palla ora passa al ministero dello Sviluppo e in particolare al ministro, Corrado Passera, che nei prossimi giorni incontrerà i vertici dell'azienda (si vèntila anche di un possibile meeting a Parigi), proprio perché il patrimonio industriale di Vimercate non vada sprecato. «In realtà si parla di logiche globali di una multinazionale – continua Baini – non c'è alcuna strategia di dismissione nei confronti del nostro Paese, solo il tentativo di rendere più efficienti i siti». Un trend che, per Alcatel, si è già visto anche nei mesi scorsi per un'azienda che continua comunque a investire circa il 16% dei suoi ricavi in ricerca e sviluppo (oggi saranno inoltre pubblicati gli ultimi dati finanziari del gruppo). La prima razionalizzazione è stata quella in novembre sul sito di Bari, con circa 30 persone trasferite a Experis (Gruppo Manpower). Subito dopo è arrivata la sede di Genova, con 32 persone passate alla Softeco, più altri 40 lavoratori a Rieti ancora da collocare.
Intanto a due passi da Milano sono molti gli ingegneri preoccupati. «Il motivo addotto per questa razionalizzazione è solo uno – spiega a questo giornale un dirigente – : il calo del mercato nel cosiddetto settore del packet switching con conseguente privilegio di sviluppi nella pura tecnologia Wdm più Ip. Non a caso gli investimenti principali si stanno orientando sulle sedi americane di Murray Hill e in California. E poi esistono studi di fonti indipendenti che dimostrano inequivocabilmente come il business del packet switching sia tutt'altro che in declino». Il punto è anche un altro. «Alcatel Lucent – sottolinea ancora il manager – è l'ultima e sottolineo ultima azienda in Italia che presiede tutta la filiera che va dalla ricerca all'assistenza tecnica, per una famiglia di prodotti innovativi ed evoluti». Il paradosso, secondo i sindacati, è anche che le attività di Vimercate verranno in parte trasferite in Paesi dove il costo del lavoro, o comunque della manodopera, è più elevato. Come per esempio gli Stati Uniti e nello specifico la California. Nemesi di un passato nel quale la Silicon Valley era approdata in Brianza, terra di mobilieri ma anche di fibra ottica, alimentata dai "cervelli" del Politecnico di Milano. Quando le multinazionali, come nel caso di Alcatel Lucent, razionalizzavano realtà più piccole come la "mitica" Telettra e la Face, confluite proprio sotto il cappello del big franco-americano ora alla ricerca di una nuova identità in cui riconoscersi.
daniele.lepido@ilsole24ore.com
© RIPRODUZIONE RISERVATA

LA STORIA


C'era una volta la Telettra
Vimercate, alle porte di Milano, è storicamente un polo delle telecomunicazioni italiane, il fulcro di quella che è stata ribattezzata Brianza Valley. Qui c'è la sede italiana più importante di Alcatel Lucent, con i suoi 1.400 dipendenti. Una sede che ha una storia importante, perché prima di Alcatel Lucent qui c'erano gli uffici della Telettra, un nome con una grande storia nel panorama italiano dell'hi-tech. Fondata nel 1946 dall'ingegner Virgilio Floriani (con 7 milioni di lire) la Telettra arrivò ad avere fino a 10mila dipendenti.
Nel 1957 Telettra fonda, insieme con Olivetti, la Società Generale Semiconduttori (Sgs). Nel 1968 la Sgs viene venduta all'Iri e all'inizio degli anni Novanta si fonda la il gruppo francese dei semiconduttori Thomson, formando la Sgs Thomson, l'attuale STMicroelectronics di Agrate. Un'altra centro della Brianza Valley.
La sede principale di Telettra viene spostata nel 1960 a Vimercate, ma ci sono molte altre sedi produttive sparse per il Paese: da Gorgonzola (Milano) a Trieste passando per Rieti, Chieti, Roma e Bari.

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