ROMA Stavolta è toccato a Confindustria: nella spirale di aggressioni che non si arresta, e che anche la scorsa notte ha visto imbrattata – con la scritta «meglio un uovo oggi che senza diritti domani» – la sede romana della Cisl alla Garbatella, ieri mattina gli uffici di Padova della confederazione degli industriali sono stati assaliti e occupati: una trentina di esponenti del Centro sociale Pedro, che in città viene considerato tradizionalmente legato al no-global Luca Casarini, ha fatto irruzione negli uffici. Circa 40 minuti di aggressione, con slogan urlati con il megafono nei corridoi contro la Confindustria, accusata di essere complice del governo nella crisi e responsabile della precarietà, manifesti incollati sopra i simboli di Confindustria. Pubblicizzando altri eventi: la manifestazione della Fiom di sabato e un incontro, ieri sera, al Centro Pedro, con l'ex leader della Fiom, Gianni Rinaldini, e Casarini. Solidarietà immediata è arrivata da Confindustria nazionale, che ha condannato la violenza, sottolineando che «il ripetersi di questi episodi non deve essere sottovalutato ed è necessaria la condanna unanime e un'assunzione di responsabilità da parte di tutti, per favorire il dialogo». Ed immediato è stato anche il commento del presidente degli industriali di Padova, Francesco Peghin: «L'intolleranza trova piuttosto tristi emuli. L'irruzione nella sede di Confindustria e l'intimidazione ai funzionari è un fatto grave, estraneo alla cultura democratica di tutte le forze sociali di questo territorio». Un'irruzione «che ha sbagliato modo e bersaglio: sono più di mille i lavoratori riqualificati e ricollocati», sottolinea Peghin. Aggiungendo che «episodi come questo non vanno sottovalutati». Stessa preoccupazione anche da Andrea Tomat, presidente di Confindustria Veneto: «È un fatto di estrema gravità, queste persone non hanno niente a che fare con il movimento sindacale veneto, che ha condiviso con noi e le istituzioni la tutela dei lavoratori e del patrimonio imprenditoriale». E Tomat solleva il tema dell'incontro di ieri sera al Centro Pedro e della manifestazione Fiom del 16, con la partecipazione di alcuni esponenti Pd: «Trovo sorprendente che l'ex segretario Fiom, Rinaldini, abbia accettato di partecipare a un incontro promosso da chi non ha il senso della democrazia. Nè che il più grande partito di opposizione abbia deciso di stare il 16 accanto alla Fiom, preferendo facili slogan al difficile impegno del dialogo». Già è emerso che sabato, per la manifestazione Fiom, si stanno preparando non solo metalmeccanici, studenti, precari, cassintegrati, ma anche molti centri sociali, organizzazioni antagoniste ed estremiste. Per esempio Action diritti in movimento, gruppo romano della sinistra antagonista, e il centro torinese Akatasuna, frequentato dalla ragazza che ha lanciato il fumogeno a Raffaele Bonanni, leader della Cisl. «Occorre un'attenta gestione», è la raccomandazione del ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, che invita a «non sottovalutare la spirale di violenza. Occorre l'azione ferma dello Stato ma anche un'azione politica e sociale per isolare questo tipo di comportamenti». Intanto sul blitz alla sede di via Po della Cisl nazionale indaga la Procura di Roma, mentre il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, ieri è andato alla Cisl a portare la sua solidarietà a Bonanni. «Gli sono grato. Le aggressioni sono frutto di squadracce, guai ai fenomeni di emulazione», ha ripetuto Bonanni. La Cisl del Veneto, con Franca Porto, ha condannato l'irruzione nella sede di Confindustria Padova. Salidarietà anche dal Governatore Luca Zaia: «Respingiamo ogni tentativo di cedere alla violenza, oggi più che mai ci sentiamo in comunità con imprenditori e lavoratori alle prese con una crisi dalla quale non si esce con atti come quelli di Padova». E anche dalle altre organizzazioni imprenditoriali è arrivata solidarietà: Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio e portavoce di Rete Imprese Italia ha portato la solidarietà del mondo delle aziende: «Bisogna porre fine a questa stagione di violenze, va fatto ogni sforzo per ripristinare il clima di dialogo che un paese democratico non deve mai perdere». © RIPRODUZIONE RISERVATA