MILANO Che cos'hanno in comune la trionfatrice del Roland Garros Francesca Schiavone, l'instancabile consigliera nazionale di parità Alessandra Servidori, la creativa numero uno della Lux Vide Matilde Bernabei? E la poliedrica Elena Zambon, passata dalla finanza all'azienda di famiglia, che cos'ha da condividere con la mamma del primo robot spazzino, Barbara Mazzolai (Iit) e con il direttore generale del Teatro alla Scala Maria Di Freda? «Hanno mostrato grinta e capacità: sono esempi vincenti per tutte le donne, che sono l'arma segreta per rilanciare lo sviluppo», risponde Lella Golfo, presidente della Fondazione Bellisario, commentando l'assegnazione delle Mele d'oro 2010. Non a caso, il Premio Marisa Bellisario (a Roma, in Confindustria, il 18 giugno con i ministri Tremonti e Sacconi) si intitolerà proprio «Donne motore per lo sviluppo». Intanto, le premiate sono sommerse di auguri («Sono commossa e orgogliosa», dichiara Alessandra Servidori, una vita al servizio dei lavoratori). Oltre alle citate, saliranno sul palco Licia Mattioli, ad dell'Antica ditta Marchisio, le manager Francesca Fiore (Vodafone), Rita Marino (Eni) e Paola Piccinini Tosato (Simest), la vicedirettrice del Corriere della Sera Barbara Stefanelli, la numero uno della fondazione omonima Maria Grazia Lungarotti, la missionaria Nazarena Di Paolo e le neo-laureate Claudia Arena, Marta Spedicato e Barbara Torre. Premiata d'onore Salim Wijdan Mikael, ministro per i diritti umani in Iraq. Role model vincenti? «Sì, ma non basta l'esempio: entro l'estate deve arrivare al traguardo il mio disegno di legge sulle quote di genere nei cda delle quotate, che ha superato l'esame della Commissione finanze», dice Golfo. laura.laposta@ilsole24ore.com © RIPRODUZIONE RISERVATA