Imprenditrici sì, ma niente tailleur: mano, piuttosto, a grembiuli e pannolini. È in arrivo un maxi-finanziamento governativo per l'apertura di nuovi nidi condominiali in Italia, che potrebbe contribuire al raggiungimento di due importanti obiettivi comunitari: quel 60% di tasso d'occupazione femminile fissato per il 2010 dall'agenda di Lisbona e il 33% di posti disponibili negli asili rispetto al totale di bambini del nostro paese.
La tradizione dei nidi famigliari è ben affermata nel Nord Europa, ma è stata importata solo recentemente in alcune regioni d'Italia. La formula è semplice: una tagesmutter (letteralmente "mamma giornaliera"), spesso già madre, accoglie in casa dai tre ai cinque bambini, svolgendo il ruolo di educatrice in cambio di una retta mensile.
I requisiti e la formazione necessari per divenire tagesmutter variano da caso a caso, a seconda di quanto stabilito dalle amministrazioni locali: la provincia di Trento ha aperto la strada già nel 1999, stabilendo che le educatrici aderissero a una cooperativa centrale, mentre la Lombardia ha scelto la via della delocalizzazione attribuendo ai singoli nidi condominiali la facoltà di costituirsi in associazioni. Più recentemente il fenomeno è stato disciplinato e ha preso piede anche in Emilia Romagna, Lazio, Calabria e Veneto. Il risultato? Nel giro di dieci anni, sono state avviate migliaia di strutture, che hanno dato lavoro ad altrettante donne.
Un nuovo slancio potrebbe arrivare dal recente riparto del fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità. Dei 40 milioni stanziati dal ministro Mara Carfagna, dieci sono destinati al progetto tagesmutter, 5 milioni ai buoni familiari da spendere in nidi convenzionati e altri 5 milioni alla costruzione di nuovi asili nido.
«I costi per l'apertura di un nido condominiale sono irrisori - commenta Rita Zeccher, fondatrice del network di nidi famigliari Happy-child -. Appena 5-6mila euro, tra formazione e allestimento degli ambienti, a fronte dei 15-20mila euro l'anno necessari per la gestione di un asilo di grandi dimensioni. Con il fondo stanziato dal ministro Carfagna si potrebbero aprire migliaia di strutture domestiche: un'opportunità di lavoro unica per le molte casalinghe che non riescono a trovare altri impieghi».
La prospettiva di accedere ai finanziamenti statali potrebbe spingere molte regioni a varare bandi e regolamenti per disciplinare i nidi famigliari. «Al momento la copertura dei posti nido è pari ad appena il 13% del fabbisogno. Ma se la diffusione dei nidi condominiali cominciasse subito, entro il prossimo anno potremmo raggiungere il traguardo europeo del 33%» conclude Zeccher.
Un'esperienza impegnativa ma gratificante: «Ho quattro figli miei e non riuscivo a trovare un impiego tradizionale. Ho cominciato a svolgere l'attività nel gennaio di quest'anno, perché non avevo alternative per contribuire al bilancio famigliare - racconta Daniela Aliprandi, 31 anni, milanese trasferita a Padova -. Ho iniziato con due bambini oltre al mio minore, ma sto valutando l'idea di ampliare l'attività nei prossimi anni. Percepisco una retta mensile di 480 euro a bambino, cui però bisogna detrarre le tasse e le spese per pasti, pannolini, bavaglini e lavanderia». Le qualità fondamentali per diventare tagesmutter? «Sicuramente tanta pazienza e amore per i bambini: è un lavoro che si fa per passione».
Concorda Luisella Pedrini, tagesmutter attiva a Milano con tre strutture da cinque bambini l'una: «È cominciato come un gioco, lavoravo in azienda con mio marito e volevo fare qualcosa di diverso. Abbiamo alle nostre dipendenze tre educatrici con contratti a progetto, di apprendistato e di consulenza pedagogica. È fondamentale essere disponibili, solari, ma anche professionali, senza cadere nell'errore di porsi come semplici baby-sitter».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
COME SI DIVENTA «TAGESMUTTER»
Consigli e regole
Ecco tutti i passi per avviare un nido condominiale in ottemperanza con la normativa vigente.
Raccolta informazioni
Ogni regione emana il proprio regolamento tramite leggi e bandi appositi.
Il primo passo consiste proprio nel verificare l'esistenza di una normativa locale: al momento molte province ne sono sprovviste, ma il finanziamento stanziato dal ministero per le Pari opportunità potrebbe cambiare la situazione di qui a breve. Nel frattempo, ci si può rivolgere alle associazioni esistenti per raccogliere informazioni ed eventualmente mediare i rapporti con le pubbliche amministrazioni
Formazione e autorizzazioni Per diventare «tagesmutter» non è necessario un titolo di studio superiore, ma occorre comunque sottoporsi a un periodo di formazione di durata variabile
presso gli enti locali o i network di nidi condominiali. È previsto che l'attività si svolga in una stanza di un domicilio privato, purché a norma, abitabile e sicura per i bambini.
Per l'autorizzazione è necessario presentare un'autocertificazione o una dichiarazione di inizio attività presso il Comune e la Asl di riferimento.
Bisogna contestualmente scegliere una forma giuridica
tra quelle ammesse dalla regione (associazione famigliare, cooperativa unica, formula libera)
Avviamento e gestione
Per avviare l'attività occorre anzitutto reperire gli utenti tramite pubblicità o semplice passaparola. Si possono tenere in casa da tre a cinque-sei bambini, compreso il proprio, di età compresa tra 3 e 36 mesi, per un massimo di 10-11 ore al giorno. Può essere necessario seguire dei corsi di aggiornamento continuo (dalle 20 alle 40 ore l'anno)