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Martedí 24 Marzo 2009

Basilea 2, serve più flessibilità

Marco Alfieri
MILANO
Più credito, anche rendendo più flessibile Basilea 2, e più Europa. Nel mezzo di una tempesta globale che non conosce argini, gli industriali lombardi riuniti a Carate Brianza provano a gettare il cuore oltre l'ostacolo per «anticipare la ripresa, le scelte possibili», come recita il titolo della giornata.
Il tema dei temi, spiega il presidente Giuseppe Fontana nella sua relazione, è ovviamente il credito, mai così vitale come in questi mesi. «Le banche, infatti, devono rispettare parametri di rischio, ma le Pmi, tradizionalmente più esposte ai cicli negativi di mercato devono poter continuare a godere della fiducia». Di qui la proposta di Fontana: «Introdurre, anche temporaneamente, maggiore flessibilità nell'applicazione delle regole di Basilea 2».
Ma per far questo è imprescindibile arrivare «ad una politica europea non solo della moneta ma dell'economia nel suo complesso, resistendo a tentazioni protezionistiche». Sì perché gli imprenditori lombardi sono preoccupati dal clima che si respira nell'Ue, «quasi una pericolosa regressione allo stato di semplice mercato comune schiacciato dai diversi interessi nazionali». Obbiettivo, dunque, è lavorare insieme per un'Europa capace di raddoppiare l'attuale dotazione di 9,6 miliardi di euro per quei capitoli strategici di spesa in grado di rilanciarne l'economia: «Istruzione e formazione, ricerca, innovazione, energia, trasporti, politica sociale. Sopperendo anche alla dannosa mancanza di un brevetto comunitario, e di un audit energetico europeo».
Sul lato ammortizzatori, invece, «l'accordo Stato-Regioni sugli ammortizzatori in deroga va attuato rapidamente e autorizzato dalla Commissione europea», continua Fontana. Che poi completa il decalogo anti crisi: «Meno burocrazia e più autocertificazione, cassa integrazione autorizzata in giorni, riforma degli ammortizzatori sociali, revisione della soglia di indeducibilità degli interessi passivi e delle aliquote degli ammortamenti, riformulazione degli studi di settore e rimborso dei crediti pregressi con la Pa».
Tutte inciampi vissuti dal campione di imprenditori intervistati poco dopo dal direttore del Sole 24 Ore, Ferruccio de Bortoli. Alessandro Nocivelli ceo della Luceat di Brescia, azienda leader in Europa nella progettazione e produzione di sistemi di trasmissione dati su fibra ottica plastica, ad esempio, arriva provocatoriamente a chiedere il motivo per cui si dovrebbe salvare questo sistema finanziario, che «ha introdotto sperequazioni sociali e nelle retribuzioni spaventose, ci ha portato in questa crisi, e adesso ha bisogno dell'intervento dei governi, trascurando così equità, concorrenza e merito».
L'ad di Elettrotecnica Rold di Milano, Laura Rocchitelli - producono componenti per elettrodomestici - invita invece i colleghi a fare autocritica perché la crisi non dev'essere occasione per disinvestire. «Noi - dice - continuiamo a investire. Ma soprattutto, non abbiamo mai delocalizzato per scelta industriale. Tutto il processo produttivo è qui, e questo permette un controllo dei conti migliore in questi momenti di crisi». Per Mario Barzaghi, presidente di Effebiquattro di Monza, oggi il primo produttore di porte in Italia, «la crisi sta incentivando il ridisegno del layout produttivo per tenere alto l'export, visto che è crollato il mercato Usa. Anche qui, però: il problema è il credito. Le banche si fermano ai modelli matematici di Basilea 2 invece di venire a valutare in azienda».
Infine Matteo Zanetti, ad della Zanetti alimentare di Bergamo, uno dei campioni del made in Italy. Come sta cambiando la spesa degli italiani? «È più frequente ma più leggera», dice. «Si punta su beni di minor valore assoluto e a promozioni low price». Sperando di superare la tempesta.

Per il grafico fare riferimento al pdf

 
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